I sindacati: «Pronti alla mobilitazione se non si apre un confronto»
Le segreterie regionali del settore trasporti di Cgil, Cisl e Uil in una dichiarazione unitaria analizzano la situazione di Sea e minacciano nuove mobilitazioni
Ancora la situazione della Sea e la possibilità che la società che gestisce gli scali milanesi possa essere venduta sono al centro delle discussioni dei sindacati. Nella dichiarazione unitaria delle segreterie regionali del settore trasporti di Cgil, Cisl e Uil si legge che «i sindacati sono pronti alla mobilitazione se non si aprirà a breve un confronto con il gruppo Sea sulle prospettive di rilancio, di sviluppo, di tutela dei lavoratori e di miglioramento dei servizi aeroportuali. L’imminente gara per il terzo handler a Malpensa mette in evidenza la grave crisi di ruolo di Sea e le conseguenti negative ricadute occupazionali che si aggraveranno per la mancanza di clausole sociali e di tutele per i 900 lavoratori dell’handling che si preannunciano in esubero. Una scelta che, se confermata e, dopo la perdita in tre anni di 1100 posti di lavoro, pregiudicherebbe il futuro aziendale. Nei servizi aeroportuali, Sea subisce la concorrenza senza reagire. La societarizzazione di Sea Handling di due anni fa, con la separazione contabile e giuridica, aveva senso se accompagnata da alleanze ed acquisizioni per lo sviluppo delle attività aeroportuali».
«Sea – prosegue la nota firmata dai segretari regionali di Filt Cgil, Franco Fedele, Fit Cisl, Dario Balotta, e Uilt, Liviano Zocchi – invece sta diventando esclusivamente un agente immobiliare che gestisce che gestisce rendite di posizione derivanti dagli spazi aeroportuali. Questa politica rinunciataria è incarnata da Giuseppe Bencini nelle cui mani è concentrato un potere enorme: è Presidente e Amministratore Delegato di Sea Gestore e sta per essere nominato anche presidente di SEA Handling. E’ miope che Palazzo Marino veda in Sea solo una “pozzo di San Patrizio” per coprire i buchi di bilancio o peggio che decida di venderne una quota con la cessione in blocco del 33 per cento senza l’azionariato diffuso e la quotazione in Borsa che invece farebbe mantenere il controllo pubblico e apporterebbe risorse fresche aggiuntive per gli investimenti» .
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