Le tante professioni dell’infermiere

All'Università dell'Insubria un incontro per parlare di un mestiere che compie 150 anni, ma che non finisce di innovarsi

Si celebra oggi, 12 maggio, la Giornata Internazionale dell’Infermiere: esattamente 185 anni fa, infatti, nasceva in Inghilterra Florence Nightingale, la “mamma” della moderna professione infermieristica. Eppure, dal 1820, di cose ne sono cambiate veramente tante, ed oggi il paziente non può che confondersi tra figure distinte come l’infermiere professionale, l’oss, l’asa… ma chi di questi è il “vero infermiere”? Questo, in sostanza, è stato il tema provocatorio dell’incontro che si è tenuto oggi nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria che, attualmente, sta formando centinaia di infermieri professionali l’anno, nelle sue sedi di Varese, Como e Busto Arsizio.

Già perché, ormai da alcuni anni, è necessaria la formazione universitaria per svolgere il delicato compito dell’infermiere professionale, che ormai ha allargato le sue conoscenze a vari ambiti chiave nell’assistenza sanitaria, come l’analisi del vissuto delle persone nelle patologie croniche e la prevenzione di alcune malattie in aumento nel territorio di riferimento. Eppure questo ruolo, fortemente rinnovato, è ancora poco conosciuto e riconosciuto. Non a caso oggi, in molti ospedali, l’infermiere viene spesso posto sullo stesso piano dall’Operatore Socio-Sanitario (Oss), una figura sicuramente utile ma decisamente differente. La formazione di un infermiere professionale, infatti, ha maggiori fondamenta cliniche e teoriche e, quindi, può svolgere compiti più delicati che non possono essere affidati agli Oss.

Proprio per questo scarso riconoscimento dimostrato spesso dalle stesse strutture ospedaliere è nato, su iniziativa degli infermieri ex-studenti dell’Insubria, il “Nucleo dei Laghi”, un comitato con lo scopo di promuovere la conoscenza della nuova figura professionale. Come ha raccontato Paola Buzio,  l’attività di questo gruppo oggi consiste nel promuovere eventi come quello di oggi, al fine di far capire alla gente chi è, e cosa fa, l’infermiere professionale. Proprio una settimana fa, infatti, il gruppo ha allestito un gazebo in corso Matteotti, fornendo ai passanti un servizio di controllo della pressione arteriosa e di controllo glicemico. Inoltre l’associazione si è confrontata con i gruppi di volontariato che operano all’interno dell’ospedale di Circolo, per capire insieme le opportunità di collaborazione.

 Ma perché, se l’Insubria “sforna” tanti laureati in "scienze  infermieristiche" questi non sono accolti, come meriterebbero, a “braccia aperte” dalle nostre strutture mediche? Secondo Paola Buzio, c’è un vero e proprio problema di organizzazione del lavoro all’interno del sistema sanitario. Spesso, è vero, gli infermieri dell’Insubria preferiscono andare a lavorare in Svizzera, dove godono di maggiori gratificazioni professionali ed economiche.  In Italia spesso ci si “accontenta” di un solo infermiere professionale per reparto coadiuvato da alcuni operatori socio sanitari. A volte si decide di assumere laureati dall’estero. Di certo, come sottolinea sempre Paola Buzio, non si mettono in dubbio le capacità di questo personale “importato” ma, spesso, il vero problema risiede nella lingua, considerando anche il linguaggio molto specializzato dell’ambito medico. E il danno, purtroppo, è sempre a carico del paziente, che da questa situazione non può trarre ciò che può esserci di peggio durante la malattia: la confusione e l’incertezza. Infatti, come ha sottolineato  lo stesso Maurizio Chiaranda, presidente del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università dell’Insubria, «la qualità dell’assistenza condiziona fortemente i risultati della degenza, il verificarsi di complicanze e il percorso di guarigione, perché è questa figura ad occuparsi dell’assistenza del paziente».

La strada da fare, quindi, è ancora tanta, al di là della semplice riorganizzazione formativa alla quale, probabilmente, non è corrisposta una riforma adeguata del sistema organizzativo sanitario.

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Pubblicato il 12 Maggio 2005
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