Il teorema di Bud Spencer

Una corte del Texas nei giorni scorsi ha giudicato un tale che voleva compiere un attentato incendiario contro una moschea per vendicare i morti delle Twin Towers. Credete che nello stato dello sceriffo Bush il giudice se la sia cavata dicendo “Beh, in fondo c’è stata solo qualche bruciacchiatura…”. No, ha condannato il tizio a 14 anni. E questo è il prologo al primo post della settimana.
OH, CHE BEL VIVERE! – Il consigliere comunale della Lega Nord di Varese Sergio Terzaghi si era distinto in passato per pensosi interventi sulla costituzione europea o sul caos dei trasporti. Parlando però delle tensioni esplose in città in seguito all’omicidio di Besano gli è scappato il piede dalla frizione. “Varese non è città razzista poiché l’albanese malmenato per ritorsione – ha detto in sostanza – ha avuto appena 7 giorni di prognosi: se mi presento all’ospedale dicendo che ho preso una storta al piede li danno anche a me”. Benissimo, proviamo a estendere per un attimo il “teorema Terzaghi – Bud Spencer”. Avete una qualunque controversia con la suocera, con il collega di lavoro, con l’assicuratore? A) Prendetelo allegramente a sganassoni avendo cura di stare sotto i 10 giorni prognosi; B) fatevi precedere per le vie del centro da un corteo di 150 naziskin e pregiudicati vari che insultano il vostro rivale fino all’ottavo grado di parentela e se ne augurano una dolorosa morte; C) trovate un esponente politico che rilascia interviste a giornali a tv lodando il senso di civiltà e responsabilità mostrato da voi e dai vostri amici. Che dice Terzaghi, proviamo?
PREVISIONI DEL TEMPO – Mentre il qui presente sta vergando il post it sono le 13.09 di sabato e su Varese si sta scatenando un temporale come neanche ai tropici. Questo non è di buon augurio per la partecipazione alla doppia manifestazione (Forza Nuova da una parte no global dall’altra) del pomeriggio sull’immigrazione. A bottega abbia il persistente sospetto che quella della sinistra sarà anche meno affollata di quella rivale. Perché? Perché nei giorni scorsi, anche se il tema proposto è di quelli sui cui qualunque sincero democratico metterebbe la firma senza esitazione, non c’è stata affatto una corsa alle adesioni da parte della “gauche” cittadina. Insomma la piccole e machiavelliche beghe interne al litigioso condominio della sinistra prevalgono sempre e comunque sul del dialogo con la società. E così la Varese che non vuole farsi rappresentare nè dai Blood & honour nè dalla Lega rimarrà ancora senza voce. Sono le 13 e14 e ci auguriamo vivamente di sbagliarci.
FORZA OTTO – L’immagine della politica culturale a Varese in questo momento assomiglia in maniera inquietante a un biliardo: piatto e completamente al verde. Ci sarebbe un gran bisogno di idee e di soldi. Enrico Ottolini di cui si parla con insistenza come prossimo assessore alla cultura è manager dal carattere pirotecnico e cui non fa difetto la voglia di impegnarsi. Perché non provarci, dunque? Perché – dicono quelli con la puzza al naso – Ottolini, una carriera tutta dedicata all’impresa, all’industria tessile, al business, non avrebbe il sacro pedigree dell’intellettuale cogitabondo e onusto di titoli accademici. Se è solo per questo, neanche Paolo Grassi, che fece della Scala di Milano il più grande teatro lirico del mondo, lo possedeva. Con il senso di smarrimento che circola, con le altre città lombarde che ci danno un paio di giri di pista non vediamo quale sia la controindicazione al dinamismo di Ottolini.

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Pubblicato il 25 Giugno 2005
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