Il vecchio e il nuovo Piano Marshall
Nel 1947 l’Europa era prostrata dalla guerra e da un difficile inverno. George Marshall, segretario di stato degli USA, a cui fu poi assegnato il premio Nobel per la pace nel 1953, concepì un piano di aiuti per l’Europa che rispondeva a diverse esigenze: aiutare le varie nazioni alla ricostruzione, aiutare l’economia americana fornendole commesse produttive, garantire stabilità politica in Europa grazie alla ripresa economica.
Dall’aprile 1948 al giugno 1952 vennero erogati 13.326 milioni di dollari, di cui 1.505 quali prestiti e il 11.821 quali concessioni di aiuto. Le concessioni più importanti vennero date al Regno Unito (2.805 milioni di dollari), Francia (2.448 milioni), Italia (1.413 milioni), Germania Ovest (1.174 milioni). La Russia, ed i paesi satelliti, non avevano voluto fare parte del piano. Era iniziata la guerra fredda. Sembrano tempi lontani; le nazioni che uscivano prostrato dalla guerra nel 1945 hanno avuto fino ad oggi più di mezzo secolo di pace. Sembra un successo unico nella storia, e induce a ben sperare: la pace è dunque di un sogno possibile. Eppure quante contraddizioni politiche, sociali ed economiche, e guerre, ancora tra le nazioni del mondo.
Dal 1975 i capi di stato delle maggiori democrazie industriali decisero di incontrarsi annualmente per discutere le più importanti questioni economiche e politiche nazionali e della comunità internazionale in generale. Furono dapprima Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Giappone e Italia. Si aggiunse poi il Canada e, dal 1998, la Russia entrò a pieno titolo in quello che oggi è definito il G8, il Gruppo degli otto.
Gli argomenti concernevano gestione macroeconomica, commercio internazionale e relazioni con paesi in via di sviluppo. Si estesero successivamente ad altre questioni quali rapporti tra oriente e occidente, energia, terrorismo, ambiente, crimine e droga, diritti umani e controllo degli armamenti.
Strana istituzione, il G8, che si contrappone alle Nazioni Unite, dove tutte le nazioni sono rappresentate, e che corrisponde ad un bisogno di concretezza ed efficienza. E’ anche un’occasione di incontro personale fra i capi di stato, si intessono relazioni di familiarità che certo contribuiscono alla snellezza dei rapporti. Ne scaturiscono le espressioni caro George, caro Vladimir, caro Silvio e caro Tony, con amichevoli manate sulle spalle e inviti a cena. Anche questo è bene.
Il G8, nella sua ultima riunione, ha deciso che la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, il Fondo per lo Sviluppo dell’Africa, rinuncino a 55 miliardi di dollari di crediti verso 27 nazioni povere e indebitate. Altre 11 nazioni sono in lista d’attesa, finché dimostrino di avere compiuto sforzi per il buon governo e contro la corruzione.
Cancellare dei crediti verso debitori che non potranno mai pagare è non solo umanitario ma sensato. Sotto il profilo economico ci si può chiedere se abbia avuto senso fare il prestito. Fredrik Erixon, economista svedese, ha appena pubblicato uno studio da cui appare come lo sviluppo economico delle nazioni in via di sviluppo sia stato inversamente proporzionale agli aiuti finanziari ricevuti. Conclude che, per lo sviluppo di una nazione povera, non è tanto determinante la quantità quanto la qualità degli aiuti. Gli aiuti erogati hanno nella maggior parte dei casi consolidato classi dominanti illiberali e corrotte. Ricordo il programma di cooperazione economica varato decenni fa dall’Italia, secondo cui i fondi erogati sarebbero serviti perché i paesi in via di sviluppo acquistassero prodotti da ditte italiane. Veniva spontanea l’esortazione “medice cura te ipsum”, o medico comincia con il curare te stesso, poiché avevamo un Sud disastrato, investimenti sbagliati, infrastrutture carenti. Ma (e parlo di prima dello scandalo di tangentopoli) si trattava di cospicui fondi da amministrare verso ditte italiane fornitrici.
Dopo la cancellazione dei debiti si pensa a un cospicuo rilancio degli aiuti ai paesi in via di sviluppo; viene da alcuni definito il un nuovo Piano Marshall. Tuttavia c’è almeno una fondamentale differenza: il piano del 1947 si rivolgeva a nazioni prostrate dalla guerra ma con tradizioni civili ed industriali articolate; i paesi a cui ora vengono erogati gli aiuti sono nazioni del terzo mondo frastornate in un mondo globalizzato.
La saggezza orientale dice che se vedi una persona affamata e gli dai un pesce, fai opera meritevole. Ma se gli insegni a pescare risolvi il suo problema definitivamente.
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