La stanchezza e la rabbia dei piccoli imprenditori
Secondo Franco Colombo, presidente di Api, Europa, euro e burocrazia le cause del malessere economico
Inquietudine, inquietudine, inquietudine. In pochi minuti la parola risuona tre volte nella sala convegni di Villa Cagnola, dove si tiene l’assemblea generale dell’associazione piccole e medie industrie della provincia di Varese (Api). Il presidente Franco Colombo l’ha inserita nella prima pagina della sua relazione.
La recessione economica crea un’emotività negativa soprattutto in chi dovrebbe essere l’attore principale della risalita. E così lo Stato diventa «un carrozzone che rimane nei fatti sordo alle richieste» degli imprenditori. Per non parlare dell’Europa e dei suoi «autorevoli rappresentanti che nulla sanno, o peggio fanno finta di non sapere, del nostro mondo imprenditoriale e che hanno come unica attività quella di sfornare norme che non hanno nessuna attinenza con al realtà che viviamo». Una bella strizzata d’occhio al ministro del Welfare Roberto Maroni, seduto in prima fila, che in tema di euroscetticismo negli ultimi tempi si è dimostrato un vero campione. Maroni, però, è anche il rappresentante di quello Stato e di quel Governo che «ha concesso aumenti agli statali per 100 euro togliendo le risorse per eliminare la tassa più odiosa che esiste: l’Irap».
Si continua con la stanchezza: «Stanchi di sentire dire che il futuro è nella ricerca e sviluppo…stanchi di sentirci dire che dobbiamo fare sacrifici e stanchi di sentire le parole: fare sistema, sinergia, insieme si vince … sembrano frasi da baci perugina».
Colombo, nella sua relazione, analizza anche le cause della situazione, prendendosela in ordine di elencazione con: la burocrazia oppressiva che genera un nanismo forzato delle imprese, la scarsità di materie prime, il costo del lavoro, il costo dell’energia. Di nuovo la comunità europea che avrebbe sacrificato «i nostri punti di forza a vantaggio di altri», i grandi banchieri che con le loro politiche monetarie avrebbero bloccato le esportazioni europee, la globalizzazione selvaggia, la mancanza di una strategia di contenimento (leggere dazi e balzelli sui prodotti cinesi).
Il presidente di Api alla fine suona la carica per i tanti imprenditori che affollano la sala, utilizzando due slogan: trasformare la stanchezza in rabbia, gettare il cuore oltre l’ostacolo, a cui aggiunge una richiesta da spedire al governo e alle istituzioni «una serie di aiuti e protezioni che ci diano il tempo e la possibilità di compiere la grande sfida di continuare a contribuire a quel benessere diffusi che le piccole e medie imprese hanno garantito a questo Paese».
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