Maroni: la Biagi funziona, anche i Diesse la usano

Il ministro del Welfare interviene all'assemblea di Api. Contesta euro e parametri di Maastricht

«Il maggior partito del centrosinistra ha appena assunto cento collaboratori con contratto a progetto. Quindi sono piuttosto ottimista sul  fatto che la legge Biagi non verrà smantellata in futuro». Con questa battuta Roberto Maroni, ministro del Welfare, ha concluso il suo intervento all’assemblea dell’Api (associazione piccole e medie industrie) di Varese, dove è stata presentata una ricerca sulla flessibilità del lavoro e l’organizzazione nelle piccole e medie imprese.
Maroni ha parlato dei pregiudizi che hanno accompagnato la legge 30 fin dalla sua nascita, in particolare dell’equazione flessibilità uguale a precarietà. «Con Biagi, quattro anni fa,  abbiamo fin da subito individuato tre emergenze da affrontare: il fatto di avere il peggior mercato del lavoro europeo, un sistema previdenziale insostenibile dal punto di vista finanziario e un sistema di tutele e assistenza al reddito, che tutelasse anche chi si trovava fuori dal mercato del lavoro e non solo gli insiders. Con i contratti territoriali abbiamo destinato risorse straordinarie per contrastare sul territorio le crisi aziendali».

Il ministro non ha perso l’occasione per  bacchettare la Ue quando si è parlato di nuove tutele e l’estensione degli ammortizzatori sociali. «Reperire nuove risorse è difficile soprattutto se si deve rimanere nei parametri di Maastricht . Per 3, 4 o 5 anni bisogna andare oltre la soglia del 3 per cento nel rapporto tra debito e Pil. E poi il rapporto di cambio euro-dollaro è troppo alto e diventa un dazio in più per le esportazioni»

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Pubblicato il 28 Giugno 2005
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