Rissa in piazza, barista ucciso a coltellate

È successo sabato notte. Per la morte di Claudio Meggiorin in arresto due giovani albanesi

Due coltellate all’addome sono costate la vita a Claudio Meggiorin. Tutto è succeso in pochi attimi di fronte al bar dove il giovane 23enne lavorava insieme con la sua ragazza Ilaria. Un sabato sera come tanti. Con molti giovani seduti nel piccolo cortile fuori dal locale in pieno centro a Besano. Sullo stretto viale (nella foto sopra, a sinistra si vede l’ingresso del bar) sfreccia una Toyota a forte velocità. Alcuni secondi e l’auto torna indietro e ripassa di fronte al bar Lory. A questo punto alcuni giovani gridano al conducente della vettura.Un brusca frenata e dall’auto scende un giovane. Inizia una discussione che subito si trasforma in una mezza rissa. Claudio esce dal bar (sotto il luogo dell’accoltellamento) e si butta in mezzo per dividere i ragazzi che si azzuffano. Il giovane sceso dall’auto ha in mano un’arma e subito  sferra due coltellate violente nell’addome di Claudio che barcolla e cade in terra. L’assalitore intanto risale in auto e scappa insieme con il conducente.
La ferita di Claudio è grave, ma alcuni amici decidono di non perdere tempo e di portare subito il giovane all’ospedale. Fanno pochi metri, ma si accorgono che il sangue che esce è davvero tanto e che Claudio ha perso i sensi. Decidono così di tornare in piazza e chiamano subito i soccorsi. Un’attesa che sembra un’eternità mentre il sangue non si ferma. Arriva l’autombulanza che subito corre verso Varese, ma ormai per Claudio non c’è niente da fare. Muore poco dopo.

Nel frattempo in paese era già iniziata la caccia all’omicida perché qualcuno aveva riconosciuto alla guida dell’auto Fatjon, Fabio per tutti i ragazzi che lo conoscono. Un diciasettenne che abita da anni a Besano in centro paese (nella foto sotto l’abitazione della famiglia albanese di Fatjon), sotto l’ufficio postale. Da quattro giorni, – racconta suo padre, – era arrivato Vladimir Mnela, 21 anni, albanese anche lui, probabilmente clandestino visto che sul passaporto non c’è alcun timbro ufficiale. A uccidere Claudio sarebbe stato proprio Vladimir senza alcuna ragione apparente.
Un gruppo di giovani con una Fiat uno si precipitano all’inseguimento della Toyota, ma dopo un paio di curve sbandano e fanno un incidente (nella foto sopra i segni dell’incidente).


La fuga della coppia di albanesi non dura comunque molto. I carabinieri di Varese sono subito allertati e dopo poco rotrovano la Toyota nel pacheggio nei pressi di via dei Mille di fronte al cinema Nuovo. Poco più avanti riusciranno a trarre in arresto anche Fatjon che si era separato dall’amico. Per Vladimir le manette scattano poco dopo mentre era all’ingresso dell’autostrada in attesa di qualcuno che lo portasse via di lì.
I due albanesi ora sono in carcere ai Miogni, uno con l’accusa di omicidio e l’altro di concorso nello stesso. A indagare sulla tragedia è il Pm Masini.

La mattina della domenica il paese si sveglia con un clima completamente diverso. Di fronte al bar e alla casa del giovane ucciso fanno avanti e indietro gruppi minacciosi di ragazzi. Gridano alla volta dei giornalisti che chiedono informazioni. "A quei due è andata bene che l’hanno trovati i carabinieri perché se li trovavamo noi le cose andavano in un altro modo".
Claudio era molto ben voluto in paese anche se alcuni anni fa era stato coinvolto in azioni violente allo stadio legate alle frange più estreme della tifoseria del Varese calcio. Da quell’ambiente era uscito, ma molti suoi amici di quei periodi erano ancora legati a lui.
Una morte senza ragione. Assurda e incomprensibili soprattutto se si tiene conto che Fatjion era ben inserito in paese e tutta la famiglia era ben vista. Suo papà lavora alla Econord, sua mamma alla casa di riposo del paese e il fratellino minore corre nella polisportiva.
Il bar Lory in passato era stato teatro di ben altri fatti. Era il locale dove si radunavano i tifosi del loro beniamino concittadino Stefano Garzelli.
Ora, da pochi mesi, era gestito da Ilaria e il suo Claudio, aveva lasciato un lavoro nella vicina Svizzera, proprio per condividere questa nuova esperienza con la sua fidanzata e convivente. Due coltellate senza alcun senso hanno infranto i loro sogni. Speriamo non la convivenza civile che fino a sabato sera aveva contraddistinto questo piccolo paese di provincia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 giugno 2005
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