Un Sindaco a sovranità limitata
Annunciata a palazzo Gilardoni la nuova Giunta comunale; silenzio assoluto circa le vere ragioni della crisi, che restano più insondabili che mai
Busto Arsizio tornerà ad avere una Giunta – formalmente da venerdì mattina alle 9, quando gli assessori si riuniranno per la prima volta. L’annuncio nella conferenza stampa tenutasi a Palazzo Gilardoni alle 18 di oggi. Questi i volti nuovi entrati in Giunta: Giovanni Battista Gallazzi (FI) vicesindaco con delega alla comunicazione ed organizzazione, Giampiero Reguzzoni (Lega) assessore alle politiche della casa, al patrimonio ed alle attività economiche, Gianni Buzzi (Lega) assessore all’ambiente (nonostante le eccezioni di incompatibilità sollevate in un primo momento da Rosa) e all’arredo urbano. Riconfermati Chierichetti (FI) al Bilancio, Bottini (FI) all’Urbanistica ed edilizia privata – pur cedendo la carica di vicesindaco a Gallazzi, che dovrà lasciare la carica di assessore provinciale – Mazzucchelli (AN) ai servizi sociali, Luciana Ruffinelli (Lega) allo sport, Fantinati ai lavori pubblici e Armiraglio alla cultura; per Fausto Albè, infine, l’incarico a sicurezza e viabilità. Da notare che di un cambio in corsa Bottini-Gallazzi si parlava già due anni fa.
Se la notizia della chiusura ufficiale della crisi è in sè buona, quella cattiva è che dopo quasi un mese di crisi e di paralisi politica non si è ancora capito da dove sia nato tanto marasma, e le dichiarazioni di Sindaco e partiti sono state più ermetiche e indecifrabili di un congresso della Democrazia Cristiana. Ciò a conclusione di quella che sembrava una passeggera lite di condominio all’interno della Lega Nord e che invece si è ingigantita, complici da una parte le imposizioni di partiti e segreterie, dall’altro l’ostinazione di Rosa, in uno scambio di colpi senza risparmio, al termine del quale il Sindaco, schiacciato, ha dovuto concedere il ko tecnico e approvare il programma sottopostogli.
Il nuovo programma della maggioranza, articolato in nove punti, al primo paradossalmente ribadisce i contenuti di quello del 2002; quindi, nell’ordine, prevede l’apertura di un «tavolo di confronto sovracomunale per la coordinata valorizzazione delle strutture sanitarie pubbliche», un aumento della «incisività» dei servizi sociali (alla luce delle novità legislative nazionali e regionali, ma anche e soprattutto delle durissime critiche portate in Consiglio comunale da Gigi Farioli), la «definizione in tempi rapidi» della convenzione tra Accam e Busto e, a questa legata, un intervento «attivo e propositivo» di Busto nella stesura definitiva del Piano provinciale rifiuti. E ancora: L’«individuazione delle componenti strategiche del patrimonio comunale al fine di ottimizzarne l’utilizzo», la semplificazione dei procedimenti tecnico-amministrativi per recuperare risorse (leggi: risparmiare denaro) e venire incontro alle esigenze dei cittadini. Si riconferma quindi l’importanza delle aggregazioni provinciali dei servizi pubblici in Prealpi Gestioni e in Rete Acqua, «nell’ottica della garanzia del controllo pubblico sui servizi di pubblica utilità», e infine si prevede la possibilità di ulteriori esternalizzazioni di servizi comunali tramite le controllate di Agesp.
A commento della conclusione della crisi sono intervenuti i segretari locali di Forza Italia, Bandello, dell’UDC Zingale e della Lega Nord, Gorini, punzecchiati, insieme a Rosa, dalle domande tutt’altro che tenere della stampa. «Avevamo deciso per una pausa di riflessione in cui verificare lo stato di attuazione del programma del 2002» ha detto Bandello. «La Giunta è rimasta invariata per l’80%, ci sono stati solo cambiamenti tecnici»; ma questo pensiero non consolerà più di tanto Alessandro Marelli, Franco Castiglioni e Paola Reguzzoni, esclusi dalla Giunta per motivi che non sono stati spiegati nonostante richieste in tal senso. Gorini ha negato che le vicende di Busto siano state decise altrove; Zingale, più chiaramente, ha detto che le questioni coinvolte nella crisi erano di livello tale da non poter essere trattate che a livello provinciale.
Rosa, intanto, ha detto di non sentirsi affatto «depotenziato» come Sindaco: ma uno dei punti su cui ha dovuto cedere prevede esplicitamente che le nomine nell’ambito dell’amministrazione debbano essere da lui effettuate in accordo con i partiti della maggioranza, e che la famosa "cabina di regia" di cui si vociferava, formata da capigruppo e segretari di partito, debba riunirsi almeno ogni due settimane. Si tratta di una vera e propria resa a discrezione per il Sindaco, ormai condizionato in ogni mossa dai partiti. «Non è una Giunta a tempo, arriverà a fine mandato» assicura il primo cittadino: ma per ora ci credono in pochi. Rosa ha negato di essere attualmente impegnato in progetti edilizi in città (è ingegnere edile, ndr), fatto che è stato indicato da taluni tra le svariate possibili motivazioni dello "strappo" con la dirigenza leghista: «Non ho incarichi pubblici di sorta» ha risposto freddamente. Inoltre, alla domanda se pensasse di godere ancora della fiducia della CdL, ha ribattuto che «Questa è la mia Giunta tanto quanto lo era quella precedente».
Molteplici sembrano essere le cause di questa crisi: le questioni Accam e Accademia dello Sport, l’inevitabile valzer di poltrone post-elettorale, le tendenze "monarchiche" di un Rosa portato a Palazzo Gilardoni dall’appoggio dei partiti e guadagnatosi un’inopinata popolarità personale a scapito dei suoi mentori. L’unica cosa certa è che si è assistito ad una crisi che ha umiliato la città senza che tutti i nodi siano venuti al pettine: perchè ciò che tutti sospettano, e che l’atmosfera tesa di oggi dichiarava apertamente, è che non finisce qui.
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