Bestie di satana, tutto cominciò così

Oltre alla testimonianza del padre di Tollis anche la ricostruzione di Gianluca Bontade, fratello di Andrea, "suicidato" dalla setta: «Mio fratello non era più lo stesso, ha fatto sparire tutti i crocefissi da casa»

«I concerti di heavy metal sono spesso il luogo in cui si va a pescare nel tobido per reclutare nuovi adepti per le sette sataniche. Lo so perchè mi ero fatto un’idea precisa di quell’ambiente ». Michele Tollis ha raccontato anche questo nella sua testimonianza-fiume di fronte alla Corte d’Assise di Busto Arsizio, presieduta dal giudice Anna Azzena.
Buona parte della seconda udienza del processo alle Bestie di satana è stata occupata da oltre due ore di narrazione fitta e precisa, con tanto di nomi, date, circostanze: un libro stampato. Il racconto di Tollis padre ripercorre le ultime ore prima della sparizione del figlio Fabio (nella foto a sinistra) e di Chiara Marino, trovati nel 2004 in una fossa vicino al cimitero di Mezzana, a Somma Lombardo, ma anche dei successivi depistaggi degli "amici" del figlio,della loro indifferenza.
Il padre di Fabio, ucciso il 17 gennaio 1998 insieme a Chiara Marino (nella foto), ha parlato dell’ultima telefonata ricevuta dal figlio dove sembrava che il ragazzo fosse controllato da qualcuno che gli suggeriva le parole da dire all’uomo: «La voce non era la sua solita, era strascicata e debole, lui invece parlava come me, con tono alto e fermo». Poi il nulla; e ancora le ricerche e i depistaggi da parte dei suoi “amici”, e le false segnalazioni giunte da Genova dopo la trasmissione "Chi l’ha visto" di Raitre.

La banda che aveva ucciso Fabio divenne assidua frequentatrice di casa sua, ma senza dare alcun aiuto concreto. Fino alle minacce, quando Tollis padre intuisce la verità sulla setta, realizzando anche che quei morsi e quei segni di bruciature che aveva riscontrato su suo figlio mesi addietro non erano il risultato di una rissa, ma una punizione inflitta a Fabio. Un giorno gli "amici", Paolo "Ozzy" Leoni e Nicola Sapone in testa, misero Michele Tollis spalle al muro e lo avvertirono: «Basta con questa storia, ci dai fastidio». E Sapone: «Per colpa del clamore intorno alla vicenda mi hanno licenziato». Quando poi Tollis chiese perchè nessuno di loro lo aveva aiutato seriamente, fu Andrea Volpe a rispondergli quasi sinceramente:«Non possiamo rovinarci per aiutare lei». Tutto questo avveniva nei primi mesi del 1998, sette lunghissimi anni fa, racconta Tollis.
Questa mattina in aula Tollis non è stato il solo ad essere ascoltato dai giudici. Nel corso dell’udienza odierna del processo, che vede come imputati Nicola Sapone, Paolo "Ozzy" Leoni, Marco Zampollo, Eros Monterosso ed Elisabetta Ballarin, sono stati ascoltati anche i genitori dell’altra vittima, Mariangela Pezzotta, uccisa nello chalet di Golasecca. I giudici hanno ascoltato questa mattina anche l’appuntato dei carabinieri del Comando provinciale di Varese che ha ricostruito le parole pronunciate da Andrea Volpe e Elisabetta Ballarin all’ospedale di Somma Lombardo, la mattina dopo l’omicidio di Mariangela Pezzotta, avvenuto il 24 gennaio del 2004.
In seguito, dopo Tollis (nella foto a destra), sono stati ascoltati la madre di Andrea Volpe e Gianluca e Giuseppe Bontade, rispettivamente fratello e padre di Andrea Bontade, il giovane membro della setta costretto, per averne voluto uscire, a suicidarsi in un incidente automobilistico la notte del 21 settembre 1999.
«Mio fratello era entrato nel gruppo solo per musica, poi è cambiato, non era più lo stesso, ha fatto sparire tutti i crocefissi da casa».
La testimonianza di Gianluca Bontade, un’autentica discesa agli inferi, fa piombare il processo in un’atmosfera da sabba. «Gli chiesi cosa c’era che non andava, lo vedevo strano, mi racconto, facendomi giurare di non dirlo a nessuno perchè ne andava della sua vita, che gli avevano fatto fare un patto con il diavolo». Bontade si sentiva in soggezione verso i membri più "forti" della banda, che secondo lui erano Leoni e Sapone, mentre Volpe, per quanto cattivo, appariva anche più fragile.
«Dopo un mese dal "suicidio" di mio fratello, sulla sua tomba sono apparsi sei lumini rossi. Non li avevamo messi noi» ha aggiunto Gianluca Bontade. Dettagli di una vicenda che va al di là dell’incredibile.



Più volte Tollis ha fatto il nome di "Ozzy" (nella foto la madre di Chiara Marino) come il leader della setta, citando le confidenze fattegli tempo fa da una sua ex fidanzata, S. , che lo aveva lasciato quando si era accorta di avere a che fare con un individuo dalla doppia personalità: «Raccontava che sembrava tanto un ragazzo a modo quando lo portava a casa sua, poi si è accorta della sua ossessione per l’occulto e le sette. Ha visto con i suoi occhi la stanza dipinta di nero che c’era in casa di "Ozzy"».

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Pubblicato il 05 Luglio 2005
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