Chiude la palestra? E noi andiamo in piscina
Progetto sperimentale voluto dall Provincia e dal Csa per promuovere l'acquaticità tra i ragazzi. Coinvolti gli studenti del Casula, del Daverio e del Nervi
Dal prossimo settembre sarebbero rimasti senza palestra a causa dei lavori di ristrutturazione. A togliere le castagne dal fuoco è intervenuta l’assessore all’edilizia scolastica della Provincia Graziella Giacon che, insieme al responsabile dello sport nel CSA (ex Provveditorato) Marco Bussetti hanno messo a punto un programma sperimentale all’avanguardia. Dal prossimo anno scolastico, gli studenti dell’Itpa Casula, dell’Itc Daverio e dell’Itcg Nervi andranno in piscina: non un corso di nuoto normale, ma un programma scolastico di 30 ore che, oltre alla parte di esercizio fisico, abbinerà aspetti culturali ( il nuoto nella storia, il nuoto come sport olompico, ecc) elementi di educazione alla salute, espressività corporea, ed altri ancora.
Ad affiancare l’attività dei docenti delle tre scuole ci saranno i professori dell’Università dell’Insubria con le Facoltà di Medicina e Chirurgia e del Corso di laurea in Scienze Motorie ( che sviluppranno un flone di ricerca tarata sull’esprienza) oltre a studenti di scienze motorie in possesso di titoli specifici come tirocinanti.
La piscina che ospiterà questo primo tentativo di introdurre il nuoto a scuola sarà quella di via Copelli: "Per i ragazzi non ci saranno costi aggiuntivi – spiega l’assessore Giacon – la Provincia si farà carico di tutto e, se i risultati saranno positiva, l’esperienza potrebbe allargarsi ad altri istituti della città e del territorio".
Il nuoto è uno sport che la scuola italiana ignora a differenza di altre nazioni come la Frncia dove è materia d’esame: "Si nasce con l’attitudine a stare in acqua – spiega Marco Bussetti – crescendo si perde quella familiarità. L’acquaticità va, quindi, colivata sin dalla prima infanzia. Il momento del maggior apprendimento da parte dei giovani è tra gli 8 e i 10 anni, ma il nuoto è una questione di autostima e di sicurezza che non deve essere perduta".
A convincere della necessità di un intervento in questa direzione sono stati anche i risultati d un’indagine condotta a livello provinciale tra li alunni della scuola primaria (lementari e medie): su 7360 ragazzi intervistati ben 269 hanno dichiarato di aver paura dell’acqua e 655 hanno ammesso di riuscire soltanto a stare a galla: " dati che impressionano – spiega ancora l’assessore – più si va avanti con l’età più la paura diventerà difficile da superare".
E se quello che partirà a settembre sarà un progetto strutturato, in provincia ci sono già scuole che da anni portano gli alunni in piscina: è il caso di numerosi istituti di Gallarate aiutati anche dall’amministrazione comunale, di scuole di Solbiate Arno, di Saronno, di Ispra, di Luino: "Esiste, però, una carenza di strutture sul nostro territorio – commenta Bussetti- Una situazione abbastanza generalizzata per tutti gli impianti sportivi. Certo Varese, a confronto di altre realtà, può considerarsi fortunata, anche se ancora molto dovrebbe essere fatto".
Alla carenza di infrastrutture si aggiunge il costo dei trasporti, sempre molto elevato: comuni privi di strutture spesso rinunciano a causa dei proibitivi costi dei mezzi. E questo è un problema che, dall’asilo sino alle superiori, non è di facile soluzione.
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