I Cinque Ponti, la “croce” dell’urbanistica bustese

Lo strategico snodo tra la città, la statale del Sempione e la Valle Olona è stato al centro dei progetti di tutte le aministrazioni succedutesi dal dopoguerra ad oggi

I Cinque Ponti sono finalmente sistemati, con grande soddisfazione del sindaco Luigi Rosa e dell’Anas. Fine della storia? Probabilmente no. Lo snodo è stato infatti oggetto di interminabili discussioni e progettazioni fin dai primi piani regolatori del dopoguerra; e non poteva essere diversamente, data la posizione strategica di questa "porta nord" della città di Busto Arsizio, aperta su Gallarate e Varese in una direzione, e sul versante ovest della Valle Olona nell’altra. Caratteristica fondamentale dello snodo è di sorgere a cavallo della linea FS Milano-Gallarate, rendendo ogni possibile soluzione assai complessa e tale, in ogni caso, da dover essere scissa in due tronconi distinti, uno relativo al collegamento con Gallarate, l’altro per la Valle Olona. Da quando il traffico automobilistico si è fatto pesante, cioè dagli anni Sessanta, "sistemare i Cinque Ponti una volta per tutte" è diventata una priorità assoluta, almeno a parole, per tutte le varie Giunte che hanno retto la città.

I lavori eseguiti tra l’aprile 2004 ed oggi, e da completare con le passerelle ciclopedonali e le mitigazioni ambientali, hanno comportato la costruzione di un cavalcavia per collegare Corso Italia e la zona dell’ospedale allo snodo vero e proprio ed al Sempione, e di un altro e ben più imponente cavalcavia in via Firenze per collegare la via Fagnano con il Sempione lasciando passare al di sotto il collegamento in senso inverso. In più si è provveduto a costruire un sottopasso che mettesse in diretto collegamento viale Diaz con il Sempione, evitando di andare ad intasare il ponte sulla ferrovia. L’opera, progettata molto tempo fa (inizio anni ’90), non venne mai eseguita a causa del ciclone giudiziario di Tangentopoli, ed è stata ripresa dalla Giunta Rosa, che vi ha investito, insieme ad Anas, 5.071.000 euro. Lo sblocco della situazione, dopo dieci anni, era stato annunciato già sotto Gianfranco Tosi, favorito anche da fattori politici favorevoli.
Ma già nell’estate del 2002 la prima tegola, con il blocco dell’assegnazione dell’appalto per una busta con l’offerta di un’impresa risultata aperta ancora prima dell’espletamento della gara. Superato l’impasse, i lavori, che dovevano partire già nel dicembre 2002, subirono vari rinvii fino all’aprile 2004, quando finalmente poterono partire. Per quanto alacri, i lavori non furono benedetti dalla sorte: un condotto della Snam dovette essere rimosso dall’azienda stessa, provocando un serio ritardo nell’inaugurazione del sottopasso di viale Diaz, avvenuta solo nel marzo scorso anzichè in ottobre come previsto. Frattanto in Consiglio comunale si discuteva animatamente la variante di PRG necessaria per costruire le passerelle ciclopedonali richieste dai cittadini del quartiere SS. Apostoli, consultati ed informati dal Comune su ogni aspetto dei lavori. Infatti i tunnel previsti in un primo progetto erano stati giudicati insicuri, e semmai luogo ideale per aggressioni e rapine. Finalmente il primo dicembre scorso fu inaugurato il cavalcavia di via Firenze, seguito due giorni dopo da quello di corso Italia. Fu solo il 10 marzo 2005 che il sospirato sottopasso di viale Diaz potè essere aperto al traffico, dopo undici mesi in cui il tratto terminale del viale si era trasformato in un autentico "cul de sac" per l’irritazione di negozianti locali e residenti delle vie circostanti, viceversa soffocate dalla viabilità alternativa.

I nuovi Cinque Ponti non hanno incontrato subito l’entusiasmo generale, pur fluidificando il traffico. In particolare l’impressione resta quella di uno svincolo nettamente più caotico e complicato del necessario. L’inaugurazione "definitiva" di oggi è solo, dunque, un ennesimo passo di una vicenda che definire annosa è un eufemismo: a Luigi Rosa e alla sua Giunta va dato atto di essersi adoperati per agire e non solo per parlare. Resta l’attesa per le passerelle ciclopedonalie e le mitigazioni ambientali, e quella per le prossime, inevitabili polemiche che tra qualche anno partoriranno, sotto una nuova Giunta, un nuovo progetto di riassetto dell’area, che sarà, naturalmente, "definitivo" e "risolutivo".

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Pubblicato il 28 Luglio 2005
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