Sigilli al centro islamico

Da questa mattina il centro culturale di via Peschiera è chiuso, per ordine del Comune. La comunità islamica passa alle vie legali

Da questa mattina il Centro culturale islamico di Gallarate è ufficialmente chiuso.
Il luogo dove gli immigrati musulmani del gallaratese andavano a pregare il venerdì è stato sigillato dai vigili del comune, presente il vicesindaco Paolo Caravati.
Uno sgombero assolutamente pacifico, che ha visto presente, come rappresentanti degli islamici, solo Samir Baroudi e un frequentatore del centro, a cui è toccato il compito di agevolare materialmente i vigili nella chiusura dei locali del fabbricato.

«Vogliono giocare la carta politica per attirare i voti dei più abietti» ha commentato a caldo Baroudi, che ha anche annunciato che la prossima preghiera del venerdì verrà effettuata davanti al centro sigillato dal comune.

«E’ uno sgombero strumentale, in un centro frequentato praticamente solo per la preghiera del venerdì – ha poi continuato Baroudi – Una dichiarazione di guerra contro i musulmani onesti lavoratori e pacifici, e una ennesima gaffe della Lega, davanti all’Italia e all’Europa».

 «Abbiamo già segnalato all’Imam il fatto che nel nostro piano regolatore ci sono molte aree più adatte, con destinazioni compatibili all’uso del centro – spiega il vicesindaco di Gallarate Paolo Caravati – di incontri con i rappresentanti della comunità islamica per risolvere la questione ne abbiamo avuti un paio, all’inizio, ma poi più nulla. E per quanto riguarda un luogo provvisorio per la preghiera del venerdì, non abbiamo mai nemmeno avuto indicazioni o richieste in merito. Per questo non abbiamo nulla da proporre loro. Per ora, il nostro problema era uno solo: risolvere il problema igienico sanitario di questo stabile».

Con il rischio che, se attuerano ciò che hanno promesso a caldo – incontrarsi per la preghiera del venerdì davanti al centro islamico, cioè in un crocicchio di strade – il disagio che si creerà sarà maggiore di quello finora creato dal centro. Per il momento, però, si tratta di prendere o lasciare. O, forse, cominciare seriamente della trattative.

Gli islamici hanno promesso di agire anche per vie legali. «Siamo intenzionati a fare ricorso contro il provvedimento – spiega Tatiana Bruna Ruperto, da ieri legale dei rappresentanti del centro – da un primo esame dei documenti prodotti dall’Asl, le irregolarità riscontrate non erano tali da giustificare il Comune ad emettere un provvedimento di sgombero. Ad esempio, la parte riservata alla preghiera delle donne non è segnalata come irregolare, e nel documento si parla solo di particolari non legati ad una vera pericolosità dei locali, come la presenza di barriere architettoniche. Inoltre, quest’ordinanza di sgombero è stata emanata ed eseguita in tempi troppo brevi per essere davvero regolare».

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Pubblicato il 13 Luglio 2005
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