Spacciavano coca e hascisc in divisa
Oltre alla droga e a contanti un vero arsenale trovato nelle case delle due guardia giurate finite in manette. Arrestate altre sei persone “insospettabili”
Spacciavano droga, cocaina, hashish e marijuana mentre erano in servizio come guardie giurate. E non solo rifornendo i “cavalli” del gruppo, gli insospettabili che piazzavano la roba nei quartieri del capoluogo, o nel Nord della provincia, ma anche direttamente e con quantitativi di tutto rispetto: fino a 10 grammi di cocaina per volta; mai meno di un chilo di “erba” per consegna.
E poi le armi, e tante. Un vero e proprio arsenale con centinaia di colpi per pistole, armi automatiche lunghe, fucili a pompa. Sono in tutto otto le persone finite in carcere nelle scorse ore su ordine della magistratura in un’indagine realizzata dalla Squadra Mobile di Varese per contrastare lo spaccio di droga.
Tutto parte nel dicembre dello scorso anno, – come lo stesso questore di Varese Giovanni Selmin ha illustrato – quando gli agenti della Mobile di Varese iniziano a indagare su due guardie giurate sospettate di gestire un traffico di droga. Sono Stefano Martignoni, di 34 anni, di Varese e Alberto Gaetano Lanzavecchia, trent’anni, di Gavirate.
Gli inquirenti scavano nei movimenti del gruppo e scoprono un vero e proprio network della droga: oltre ai due, le teste del gruppo, ci sono anche diversi “insospettabili” che partecipano allo spaccio, sono in sei, e vi fa parte anche la convivente di uno dei vigilantes; anche lei, alla fine, accusata di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Vengono ripresi i movimenti dei due, gli incontri, tramite pedinamenti e si riesce a ricostruire il “giro” della droga, che arrivava agli acquirenti – una ventina in tutto quelli riconosciuti – grazie anche all’intervento di unità cinofile e antidroga provenienti da Milano, Bergamo e Pavia.
Lo spaccio avveniva in un supermercato, dove ad acquistare erano sia i clienti sia il personale che lavorava nella struttura, ma anche in altre zone dove i vigilantes erano chiamati a operare per ragioni di servizio (nella foto, Gaetano Lanzavecchia). Quando la “roba” di uno dei due finiva bastava un fischio, una chiamata sul cellulare e il compare arrivava col quantitativo di droga desiderato dal cliente. Il tutto in divisa, e utilizzando mezzi dell’istituto di vigilanza (la cui dirigenza, hanno specificato gli inquirenti, era ovviamente all’oscuro di tutto).
Poi il blitz della polizia nelle abitazioni, e gli arresti, 8, sommati a 23 perquisizioni. E qui arrivano le sorprese. Oltre a 45 mila euro in contanti custoditi in una cassaforte e il necessaire per il taglio e il confezionamento della droga (bilancini, sostanze da taglio,
pacchettini e addirittura un frullatore dove i “sassi” di coca venivano sminuzzati e ridotti in polvere) c’era pure un’armeria (qui a destra Stefano Martignoni).
Tra le innocue pistole giocattolo, prive del tappino rosso, anche micidiali Glock, Beretta, Taurus. Armi potenti, come il fucile a pompa calibro 12, e un mitragliatore imitazione di un Kalashnikov; poi proiettili di diverso calibro, a centinaia, alcuni, custoditi proprio in un sacchetto di plastica di quelli utilizzati dai supermercati.
Attualmente al vaglio della polizia c’è anche la provenienza delle armi e la posizione delle due guardie giurate rispetto alla detenzione delle munizioni, in quantitativo forse superiore a quello consentito dalla legge.
L’operazione è tuttora in corso. Le indagini sono state coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Varese Massimo Politi; il Giudice delle indagini preliminari è Ottavio D’Agostino.
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