Staminali, importanti risultati sulla ricerca made in Varese
Lo studio pubblicato a maggio sul Journal of Translational Medicine riporta il lavoro dell'équipe guidata dal professor Toniolo
In uno studio pubblicato a maggio sul Journal of Translational Medicine (BioMed Central Ltd., Londra), ricercatori dell’Università dell’Insubria e dell’Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi in Varese, hanno dimostrato che le cellule staminali derivate dal tessuto muscolare scheletrico di pazienti adulti e coltivate in vitro potrebbero essere utilizzate per la terapia cellulare di malattie del cuore, dei muscoli scheletrici e dell’apparato urinario.
La ricerca – guidata dal Prof. Toniolo in collaborazione con il Prof. Paolo Cherubino, il Prof. Andrea Sala e i ricercatori Andreina Baj, Alessia Bettaccini e Rosario Casalone – ha evidenziato che cellule staminali adulte isolate da biopsie muscolari di donatori di età tra 40 e 90 anni possono replicarsi in vitro fino a raggiungere numeri sufficienti all’uso terapeutico. I mioblasti scheletrici restano sufficientemente differenziati e non subiscono alterazioni cromosomiche.
Nel recente dibattito nazionale sulle potenzialità terapeutiche delle cellule staminali embrionali, si è trascurato l’uso delle cellule staminali adulte. Lo stesso fenomeno si è verificato in altre nazioni. Recenti lavori scientifici effettuati all’estero hanno dimostrato che le cellule staminali muscolari ottenute da animali adulti e coltivate in vitro hanno le stesse potenzialità di espansione che finora venivano attribuite solo alle cellule staminali embrionali o fetali.
L’utilizzo delle cellule staminali muscolari ottenute dal paziente consentirebbe di evitare l’importante problema immunologico del rigetto delle cellule eterologhe, cioè di quelle derivate da un donatore diverso dal ricevente. In questo caso, infatti, si renderebbe necessario l’uso di farmaci immunosoppressivi per evitare il rigetto. L’uso di cellule staminali autologhe elimina anche il dilemma etico connesso con l’impiego di cellule di origine embrionale o fetale.
I ricercatori di Varese si propongono di continuare queste indagini e di iniziare l’applicazione terapeutica di cellule muscolari autologhe coltivate in vitro in casi che non rispondono alle terapie mediche o chirurgiche tradizionali.
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