Bugno e gli altri ospiti: «Una grande opportunità»

I commenti a margine della presentazione di "Varese Mondiale"

La lunga mattinata del ciclismo iridato di Villa Recalcati ha permesso a molti illustri presenti di congratularsi con il comitato organizzatore di "Varese 2008". Lo hanno fatto gli atleti presenti, i diversi rappresentanti istituzionali, tutti con parole di soddisfazione.
Tra questi anche Lauretta Binda, figlia del tre volte Campione del Mondo Alfredo, il "trombettiere di Cittiglio", intervenuta ancora una volta alle iniziative promosse dalla società che porta a tutt’oggi il nome del padre. «Sapere che Varese ha ottenuto il Mondiale è stata una grande gioia per la nostra famiglia. Per l’occasione ho ritrovato tredici cippi chilometrici che erano stati utilizzati per il Mondiale del 1951, quando mio padre fu tra i massimi organizzatori. Oggi ne ho portato uno (nella foto), ma conto di lucidarli tutti e magari di utilizzarli per le iniziative future».
Per la Provincia, oltre al presidente Reguzzoni, è intervenuto il suo vice Giorgio De Wolf: «La nostra candidatura ha fatto tutto il proprio dovere. Abbiamo vinto, ma anche in caso di insuccesso non avremmo potuto rimproverarci nulla: avremmo comunque avuto la coscienza pulita».

A vivacizzare la giornata ci ha pensato anche Bruno Arena (nella foto con Gabriele Sola), "fico d’India" con l’animo sportivo (è insegnante di ginnastica) che ha fatto irruzione nel corso della cerimonia in perfetta divisa ciclistica con i colori del fans club di Stefano Zanini. «Mi devo iscrivere alla corsa, sono di Casciago, non posso perdermela. Sono ancora in tempo per iscrivermi?» E poi: «Parlo spagnolo, provo a spiegare il percorso a Freire (il tre volte iridato presente in prima fila ndr) «Brinzios, Brinzios, Brinzios!».
Tornando al ciclismo "vero" ecco due pareri pesanti, quelli di Gianni Bugno e Noemi Cantele. «L’assegnazione della corsa a Varese è stata sofferta, ma ne è valsa la pena» ha dichiarato il campione del mondo di Benidorm. «Meglio di così non poteva andare».
L’azzurra di Cassano Magnago guarda speranzosa al percorso: «Il tracciato mi piace ed è adatto alle mie caratteristiche. È importante il fatto che ci siano due salite, i "Ronchi" ed il "Montello": in questo modo è assicurata la vivacità della gara, una caratteristica che è mancata sia a Verona che a Madrid».

Dino Meneghin (nella foto, con Elia Luini) ha parlato dall’alto della sua statura, fisica e morale: «Un grande riconoscimento alla passione ed alla professionalità di questa provincia. Io sono ancor oggi riconoscente a mio padre per aver scelto Varese come patria d’adozione quando ha lasciato il Veneto. Ho avuto la fortuna di vivere e giocare qui, sono contento per questa vittoria varesina».

In seguito alla presentazione odierna sono arrivati anche alcuni commenti istituzionali. «Congratulazioni da parte dell’Amministrazione Comunale di Busto Arsizio – scrive il sindaco Luigi Rosa – Questa è una grande occasione di promozione per tutto il territorio, una carta che andrà giocata fino in fondo. Il nostro territorio è spesso ricordato solo per fatti di cronaca nera o politica, ma tutti noi sappiamo che questa Provincia è molto, molto di più. Ora bisogna "fare sistema", e la città di Busto non si tirerà indietro».

«I Mondiali di ciclismo – dice Marino Bergamaschi, direttore generale dell’Associazione artigiani – si potranno trasformare in un eccellente volano per le aziende che operano nel territorio varesino, soprattutto se sapranno guardare alla vicina Svizzera come opportunità commerciale consideranno che i Mondiali 2009 saranno a Mendrisio».
«Impossibile – prosegue Bergamaschi – non pensare ad arricchire in nostro territorio di quelle infrastrutture strategiche fatte da politiche integrate di wellness, intrattenimento, sviluppo locale, accanto alle infrastrutture viabilistiche che oggi ancora mancano».
«Tale evento – sostiene Giorgio Merletti, presidente di Associazione Artigiani – ci fa riflettere sulla necessità di valorizzare il nostro territorio in modo da attrarre visitatori ed investimenti dall’esterno.Visogna concentrarsi sulla "economia della conoscenza" per arrivare ad una crescita di identità culturale, non solo economica, ad un miglioramento nella diffusione della nostra cultura».

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Pubblicato il 27 Settembre 2005
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