Da Makoua a Owando, la strada dove i bambini non valgono niente

La testimonianza di Carlo Avveduto, presidente dell'associazione “Amici dei bambini e delle mamme di Makoua”, che ha conosciuto bene padre Angelo e la zona dove è avvenuto l'incidente

Quella della morte di Padre Angelo, il missionario di Turate ammazzato in Congo nella strada che va da Makoua a Brazzaville, è una morte oggettivamente incomprensibile per le abitudini occidentali. Un frate che investe un bambino, la gente del posto che lo lincia: sono elementi che valutati così, lasciano l’amaro in bocca e la sensazione di non aver capito bene cos’è successo per davvero. Ma questa incomprensibilità è data innanzitutto dal contesto, dal fatto che non si sa bene cosa succeda davvero in quell’angolo di Africa “dimenticato da Dio” dove la brutalità fa parte dei meccanismi di sopravvivenza.

Per cercare di capirne di più abbiamo ascoltato Carlo Avveduto, fotografo, presidente dell’associazione Amici dei bambini e delle mamme di Makoua”, che a Makoua, villaggio dove viveva Padre Angelo, è stato più volte, riportando a casa numerosi servizi fotografici poi divenuti mostre che documentano la vita dei bambini in quelle zone, e conosce molto bene la strada in cui è avvenuto il fatto.

 

«Ho conosciuto Padre Angelo l’anno scorso: era giovane, brillante, aveva senza dubbio fatto una scelta radicale – spiega Avveduto –  Era un frate francescano che da tre anni viveva a Makoua e aveva deciso di aiutare i ragazzi di strada della zona. L’ho conosciuto andando là, e la nostra associazione ha dato a lui e alla sua congregazione una mano in termini economici per la casa per i ragazzi di strada che mandano avanti. Della sua fine invece me ne ha parlato Roberto, un volontario della nostra associazione che è ora a Makoua».

 Ad Avveduto spieghiamo le nostre perplessità sulla dinamica dell’ incidente che sembra assurda. E la risposta non si fa attendere: «Quella strada l’ho percorsa l’anno scorso: sono 680 km nella foresta, di cui solo 400 asfaltati. Un percorso allucinante. Quando ci sono passato io, eravamo in 28 su un pullmino da 12 e per la prima volta in vita mia ho pensato "questa volta è finita". L’autista del pullmino andava velocissimo, come mi hanno detto che vanno tutti su quella lunghissima strada diritta. E nel suo percorso avrà ammazzato almeno 15 polli che vagavano per strada. Ma la cosa più drammatica è che in quella strada i bambini vagano né più né meno quanto i polli: vanno in giro da soli nella foresta, e basta un gippone che viaggi a tutta velocità per ammazzarli. Non è affatto raro che succeda, anzi si può dire che sia normale. Rimasi scioccato una volta da una conversazione con un prete, proprio riguardo quella pazzesca strada e gli autisti che la percorrevano: "ma sai quanta gente ammazzano prima di arrivare a destinazione?" diceva, come se fosse una cosa naturale…»

Il luogo in cui è avvenuto il fatto, Owando, non è nemmeno un luogo isolato: «Owando è un piccolo centro strutturato, non quattro case sperdute nella foresta. Anch’io mi ero fermato in quel paesino, si poteva fermersi per bere, c’era il mercato, la possibilità di cambiare le ruote…. A Owando finisce il tratto di strada non asfaltata, i 150 chilometri iniziali da Makoua. Da lì in poi comincia una strada asfaltata lunghissima, diritta, allucinante. Piena di posti di blocco fatti di sbandati con in braccio dei mitra. Tra persone e bambini che vagano sulla strada. Non mi stupisco, perciò, che sia stato possibile investire un bambino senza volerlo. In questi casi però il consiglio universale è “scappare”: don Angelo invece si è fermato ed è sceso per soccorrerlo. Un gesto da quelle parti pericolosissimo: non perché la gente sia vendicativa e – purtroppo – nemmeno perché sia protettiva con i bambini, la cui vita invece lì non vale un soldo. Ma perché è un mondo così brutale, da quelle parti, che la miccia della violenza si innesca per un nonnulla, e si viene finiti a colpi di machete, la loro arma prediletta, in un attimo. In quel paese, negli anni 90, c’è stata una guerra civile che ha fatto due milioni di morti: uccisi prevalentemente a colpi di machete. Fosse capitato a me sarei scappato, come del resto hanno fatto gli altri, perché in quei posti e in quei momenti la vita non vale niente e un gesto di attenzione viene pagato con la vita».

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 14 Settembre 2005
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.