Da quattro a due i primariati di cardiologia

Nessun cardiologo di rilievo nazionale ha aderito al concorso indetto dall’ospedale

Nessun cardiologo noto in altre realtà sanitarie nazionali ha ritenuto di partecipare al concorso  dell’azienda  ospedaliera del “Circolo” dove l’intera area di attività cardiologica viene ridisegnata a causa del pensionamento di tre primari su quattro.

Il clamoroso no a un grande nosocomio come il nostro ha suscitato preoccupazioni e indotto a formulare ipotesi.

La prima. Varese non gode più di grande attenzione a causa dei problemi che portano spesso l’ospedale alla ribalta delle cronaca, inoltre anche se c’è la prospettiva di un futuro migliore grazie all’apertura del nuovo monoblocco, la situazione generale della sanità è tale da non garantire immediati progressi e di conseguenza si preferisce restare dove si è.

La seconda . Forse non è stato recepito il piano di ristrutturazione

 di cardiologia, che peraltro non avrebbe ancora il crisma dell’ufficialità, ragione per  cui nessuno ha preferito rischiare.

La terza. Il professor Salerno, primario superstite, è un cardiologo di reputazione internazionale e di forte personalità: può anche essere che qualche suo collega abbia  temuto di finire in qualche modo nel suo cono d’ombra.

Quarta lettura della grande fuga dal concorso. Non è la prima volta che si blocchi totalmente la caccia a un posto appetibile perché scatta una scelta generale di desistenza concordata. Potenza della lobby sanitaria.

Al concorso hanno aderito medici di scuola varesina, quindi assai preparati e meritevoli della massima considerazione, alcuni sono in attività nell’ospedale dove hanno avuto modo di svolgere compiti direttivi sia pure non con continuità, altri sono operativi in strutture burocratiche. I primari in passato erano quattro e guidavano due cardiologie più i reparti di emodinamica e riabilitazione. Da quattro i reparti dovrebbero scendere a due: si tratterà di due cardiologie completate dai servizi di unità coronarica ed emodinamica  che a loro volta avranno dei dirigenti con precise responsabilità gestionali.

La decisione finale sulla riforma della cardiologia varesina, che ha una bellissima tradizione di scienza medica e di operatività, verrà presa nelle stanze del Pirellone dove ci sono bravi esperti di sanità ma dove i politici ogni mattina fanno robuste colazioni a base di pane e volpe.

Sulla selezione del nuovo primario da affiancare al professor Salerno per la prima volta inciderà la valutazione di un assessore alla sanità leghista, ovvero un uomo  del rigore come Cè .

Tra i candidati varesini Cè si ritrova anche un cardiologo indicato come vicino alla sua area.

La correttezza esige che noi scribi non ci si schieri mai là dove la nostra competenza è pari a zero. E non solo per una questione di principio ma anche di buon senso. Quante volte in tutti i settori delle attività a volte si è pensato o peggio scritto con malcelata diffidenza nei confronti di candidati a un incarico che richieda alta professionalità! Un simile  comportamento in campo medico sarebbe  particolarmente grave e tra l’altro  esporrebbe a figuracce. Ricordo una penosa “prudenza” registrata in occasione dell’arrivo da Cittiglio  al “ Circolo” del dottor Guffanti. Che oggi è gettonatissimo chirurgo non solo di Varese ma del territorio.

Si puo’ e si deve invece muovere appunti a un “Circolo” che a volte, soprattutto in materia di nomina di primari, lamenta l’invadenza dell’ Università , ma che quando deve decidere per sé non lo fa o lo fa male tradendo così  in qualche misura anche i suoi  medici.

E’ un ospedale che i varesini avvertono sempre più come “milanese” tanto che rimpiangono largamente la sanità “romana”.

Erano i tempi in cui Varese poteva scegliersi i suoi primari.

Come fa oggi la Facoltà di medicina e chirurgia e non sbaglia quasi mai il colpo. E non è un caso che la città guardi, finalmente, con simpatia all’ateneo. E cominci a fargli donazioni.

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Pubblicato il 12 Settembre 2005
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