Stranieri e senza genitori: dalla strada agli istituti

Il fenomeno dei minori senza genitori preoccupa dal punto di vista sociale. Se ne parlerà il 30 settembre in un convegno a Luino

Spesso sono adolescenti ma a volte sono anche più piccoli. Vivono di espedienti, di accendini e di rose che non profumano e che cercano di venderti al semaforo ma, se la fame è tanta e si è venduto poco nessuno rimpuingua le loro tasche e allora commettono qualche furtarello per sopravvivere. E’ quello il momento in cui la Polizia interviene, cerca i loro genitori e scopre che dietro alle loro vite non c’è nessuno che li accudisce. A quel punto per molti di loro c’è l’istituto che spesso rappresenta una vera liberazione da chi sfrutta le loro vite povere e le "spreme". Sono i ragazzi abbandonati che ogni anno vengono affidati a istituti come la casa famiglia di Colmegna o, più spesso, l’Asilo Mariuccia di Porto Valtravaglia o altre strutture simili in provincia di Varese. Stanno lì, parcheggiati in attesa che una famiglia li prenda in affido o in adozione. Ma quanti sono?
Davvero difficile quantificare: la Questura ha la situazione sotto controllo ma dall’elenco è difficile stralciare il numero dei bambini da quello degli adolescenti, vicini alla maggiore età. Spesso poi, fa sempre sapere la Questura, i bambini vengono lasciati sulla strada affinché chiedano l’elemosina, ma il genitore è nascosto dietro qualche angolo; quando vede arrivare la Polizia si defila per andare più tardi negli uffici della Questura a riprendersi il bambino accampando qualche scusa.  
Comunque il fenomeno è in aumento. Solo il distretto sociale che fa capo a Luino ogni anno riceve circa una ventina di bambini, alcuni dei quali vengono pizzicati al mercato di Luino mentre chiedono l’elemosina o vendono qualche cd pirata con la borsa tenuta nascosta chissà dove mentre a Castellanza e dintorni in un anno sono stati trattati solo due casi.
«Il fenomeno è più ampio nelle zone con maggiore presenza di stranieri irregolari – spiega l’assistente sociale di Castellanza Airoldi – e nella Valle Olona il fenomeno è meno intenso che a Luino o nell’area di Busto-Gallarate e Varese». Molti di questi ragazzi, però, rimangono in istituto fino alla maggiore età e, nel frattempo, imparano l’italiano, conseguono un titolo di studio professionale e si integrano perfettamente nella società. In altri casi, invece, ci si trova davanti a veri e propri muri fatti di rabbia e violenza, sintomi di una vita difficile e vissuta in situazioni che nulla hanno a che vedere con la normalità:«Abbiamo avviato nel nostro istituto – spiega Adriano Carini dell’Asilo Mariuccia – un corso di educazione al lavoro che permette ai ragazzi di abituarsi all’idea di guadagnare i soldi lavorando e allo stesso tempo sostituiamo gli operai del comune in vacanza o in malattia». Il progetto ha aiutato molti ragazzi ad imparare un mestiere e a stare tra gli altri permettendo una più sicura integrazione. «Il problema è anche il costo sociale del loro mantenimento – spiega il sindaco di Luino Gianercole Mentasti che però lancia un’idea – il 30 settembre a Luino ci sarà un importante convegno provinciale che parlerà di affido e adozione, in quell’occasione sarebbe bello poter concludere lanciando una "giornata della solidarietà" per favorire questi strumenti che danno la possibilità a tanti ragazzi di trovare una famiglia stabile».

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Pubblicato il 25 Settembre 2005
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