Gli studenti Liuc alla conquista della Cina
Reduci da tre settimane di full immersion a Shangai, i ragazzi del Cattaneo parlano della loro esperienza: tra stupore e sconcerto
I cinesi? Rotondi, quadrati, apparentemente illogici, determinati, frenetici, armonici nella loro diversità. È stata indubbiamente un’esperienza che ha lasciato il segno lo stage alla Fudan University di Shangai di 51 studenti della Liuc, pionieri di una via di scambio internazionale inedita.
Precursori di un’esperienza che ha aperto la strada ad altre iniziative ( i ragazzi dell’Itpa Casula di varese sono ormai con le valige pronte) gli studenti di economia hanno raccolto con entusiasmo e molta curiosità quest’opportunità costruita dall’Ufficio Relazioni Internazionali per cominciare a conoscere e studiare il più pericoloso concorrente del mondo occidentale.
Senza una minima preoccupazione, i ragazzi e le ragazze della Liuc si sono presentanti alla Fudan University di Shangai lo scorso 16 luglio, per trascorrervi tre settimane. «Abbiamo scelto quest’ateneo – spiega uno dei due tutor Samuele Astuti – sia per la sua fama sia perchè è collocato nel principale distretto economico della Cina». (la foto è stata tratta dal Diario on line www.liuc.it)
L’impatto, nonostante qualche dettaglio "culturale", è stato estremamente positivo: « Comunicare non è facilissimo – ricorda Enzo – solo poche persone conoscono l’inglese ma, se si gira in tasca con i bigliettini da visita negli idiomi locali, non si ha alcun problema a girare per la città».
La giornata dei ragazzi Liuc iniziava prestissimo: alle 6.30 la sveglia per poter partecipare al corso di Tahi Chi ( «Un’esperienza mistica, energetica, intima… »). Poi una doccia, colazione e alle 8.30 tutti sui banchi per una mattinata di conferenze, lezioni, incontri accademici.
Dopo il pranzo, le visite guidate: prevalentemente economiche ( per incontrare le aziende del dietrstto) ma anche culturali. E poi tempo libero, per conoscere la città, per scorpire ristoranti o internet point (un po’ blindati…) per scambiare due "chiacchiere" con qualcuno, per fare shopping (assolutamente da non perdere) o per rilassarsi con un massaggio o con un taglio di capelli speciale.
«Il popolo cinese è incredibile – commenta Diego – Ti osserva, ti studia, ti scruta ma non prende mai l’iniziativa. Quando coinvolto è affabile e cordiale. L’impressione, però, è che dietro a tanta curiosità non ci sia un intento nascosto. Sono gente che vive senza farsi domande, ubbidisce senza sapere il perchè, va avanti senza preoccuparsi di dove vada».
«Vivono con lo scopo di "fare grande la Cina" – rivela con meraviglia il dottor Riccardo De Vita, il secondo tutor dei ragazzi – ma ignorano ciò che sta facendo il loro paese a livello mondiale. Non sanno quale sia il livello di competitività raggiunto e si stupiscono di rappresentare un "concorrente agguerrito"».
«Le loro città mostrano contrasti stridenti – sottolinea Alessandra – i quartieri storici sono compressi tra grattacieli dall’architettura sfacciatamente occidentale. Non a caso in Cina arrivano architetti da Europa e Ameruica che danno sfogo alla propria fantasia. I cinesi copiano tutto, assorbono senza discutere ogni segnale arrivi dagli Stati Uniti, ma rimangono comunque custodi gelosi delle proprie tradizioni».
Non a caso al loro ritorno i ragazzi ricordano ancora i "vezzi" tutti cinesi di sputare o di digerire rumorosamente in tutti i luoghi pubblici, o di farsi crescere a dismisura l’unghia del migliolo o di usare l’ombrello in pieno sole per non abbronzarsi.
Forse con qualche chilo in meno ( «bbiamo assaggiato di tutto. Il segreto era: non chiedere mai cosa fosse…») gli studenti di economia sono rientrati entusiasti dell’esperienza: «La Cina mi ricorda l’Italia degli anni ’50: quando in strada circolavano ancora i calessi – afferma Enzo – Ma se ti giri di poco, vedi grattacieli fantasmagorici, in un mix stridente che contiene, però, un’armonia intrinseca»
«La loro forza sta proprio in questa apertura – commenta Diego -contrariamente al mondo islamico che cerca lo scontro culturale, i cinesi sono flessibili e aperti a mescolare ogni segnale che giunge, disposti sempre ad adeguarsi».
La Cina, da oggi, è davvero più vicina…
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