Ospedale: i buchi sono due. E uno forse sarà incolmabile
Il problema dei finanziamenti per le tecnologie del nuovo complesso: tagliare 20 milioni da una previsione di 50 significa depotenziare una struttura che si voleva d'avanguardia
Carlo Lucchina (nella foto), direttore generale della sanità lombarda, non ha certamente gradito alcune valutazioni di Varesenews sul vuoto di cassa all’ospedale in vista dell’acquisizione delle tecnologie per il nuovo, gigantesco monoblocco, ma da esaminatore severo della vicenda da noi denunciata in qualche modo alla fine boccia Rotasperti, responsabile dell’azienda ospedaliera varesina.
Sentiamolo: «Mi domando perché Rotasperti, perfettamente informato di tutto e quindi anche del progetto di finanziamento delle apparecchiature, non abbia fatto una comunicazione in proposito. E a parte questo cominciamo a dire ben chiaro a tutti che i soldi per il nuovo ospedale non arriveranno dalle alienazioni di immobili e strutture che tra l’altro sono in piena attività, quindi la clinica di Velate e il Del Ponte non si toccano, non verranno venduti. Noi non abbiamo nemmeno pensato a questa soluzione affrontando il problema del finanziamento delle tecnologie per il nuovo ospedale».
A Varesenews esperti hanno detto che il piano per il risparmio per la spesa sanitaria in Lombardia non frutterebbe al Pirellone quanto ci si attendeva e dunque c’era il rischio di ragnatele nella cassa riservata al nostro ospedale. Va bene, allora non si vende nulla, ma dove verrà reperita la montagna di euro? Il direttore Lucchina tira un’altra botta a sorpresa: «L’azienda ospedaliera batterà una pista, la Regione un’altra e cioè le forniture verranno pagate in parte con un mutuo acceso da Rotasperti per conto dell’azienda e in parte da un diretto finanziamento della Regione: stiamo infatti "chiudendo" con queste soluzioni. E già che si parla di soldi vi posso dire che spenderemo 30 e non 50 milioni per le tecnologie. Venti milioni, cioè quaranta miliardi delle vecchie lire, in meno».
Varesenews ha appreso di una previsione di spesa ben mirata, minuziosa, appunto di 50 milioni. Nella risposta di Lucchina c’è una sfumatura di imbarazzo che alla fine non consente il meglio possibile per convincere l’interlocutore: «Si è largheggiato un po’, talvolta accade nelle fasi iniziali della previsione. Certamente non scenderemo sotto i 30 milioni, è anche possibile che si salga di qualcosa». Forse quota 40 con tanto di sputo e stretta di mano come una volta, Carlo Lucchina già da oggi la accetterebbe non fosse altro perché non solo le spese, ma quasi tutto il resto nella sanità di Lombardia rappresentano incubi giornalieri da scacciare.
Dei politici, anche con i giornalisti che conosce bene, il direttore Lucchina non parla mai, cerca solo di applicare le loro direttive e per questo motivo e perché si è a sei mesi dall’inaugurazione del monoblocco, cioè vicini alle elezioni politiche, garantisce l’impegno massimo per fare presto e bene. «Certo, dobbiamo correre».
Questa è la sintesi di una doverosa telefonata fatta ieri alle 18,08
a Carlo Lucchina dopo la quale nessuno può sognarsi di smentirci.
Intanto tecnicamente il "buco" esiste visto che ci si affanna per tamponarlo e con soluzioni inconsuete, segnale di una programmazione finanziaria certamente angosciante per chi deve farla in presenza di gravi ristrettezze economiche. Una accurata lettura della situazione ci dice tuttavia che i "buchi" sono due , uno dei quali resterà forse per sempre aperto.
Varesenews per le tecnologie non a caso ha parlato di una copertura da 50 milioni: già, la previsione di spesa non è nata nella fantasia di qualcuno, ma la si deve a un esperto della sanità come Roberto Rotasperti (foto a lato), è cioè frutto degli studi, dell’esame delle esigenze di un ospedale di primordine, di realtà ogni giorno toccate con mano da un amministratore preparato.
Carlo Lucchina può avere ragione quando afferma che nelle fasi iniziali di una previsione si largheggia e allora possiamo accettare una decurtazione, già enorme di 5 milioni, pari a10 miliardi di lire, ma potare 20 milioni da un preventivo steso da un grande manager non da uno sconnesso significa ridimensionare, anzi castrare il nuovo ospedale se inteso come struttura d’avanguardia. Il buco o meglio la voragine dunque resta. E sono cose che scrivo non per amore di polemica, ma con rammarico perché all’ospedale come istituzione sono molto legato. Come all’Università.
Adesso c’è curiosità e anche un pizzico di apprensione per un Rotasperti cacciatore di mutui. Troverà banche a bizzeffe pronte al credito anche perché Stato e Regione non falliscono mai dal momento che siamo noi a mantenerli, quindi il prestito per l’ospedale non rappresenta un problema. Semmai il problema per certi aspetti può emergere dal recente passato di Roberto Rotasperti come… "uomo-lima". Forse nelle vie e nelle case di Varese non si odono i lamenti di medici, paramedici e tecnici che vedono il direttore limare tutto: primariati, posti letto, strumenti, materiale di consumo. Un mutuo può essere uno shock, scatenare ulteriori turbe da risparmio. Ma sì, possiamo riderci sopra. Sino a quando per il ricovero in ospedale saremo costretti a presentarci con il letto in spalla. E il vasino.
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