Piano provinciale rifiuti, tra buone intenzioni e dubbi
Presentato lo strumento provinciali di analisi e gestione del problema rifiuti in una affollatissima riunione della Commissione ambiente a Borsano
Il Piano provinciale rifiuti è, sulla carta, pieno di ottime intenzioni, partendo dal rispetto rigoroso della legge regionale 26/03 e dei suoi vincoli sui tetti minimi di riciclaggio e recupero di energia dai rifiuti. Si mira a ridurre a monte la produzione di rifiuti ("il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto") e ad incrementare la raccolta differenziata, oggi al 45% a livello provinciale, fino al 61,7% nel 2015, il livello più alto proposto da qualsiasi provincia italiana. I rifiuti non riciclabili saranno trattati con procedimenti biomeccanici fino ad ottenere il cosiddetto Cdr, o combustibile da rifiuti, particolarmente adatto all’incenerimento per la bassa produzione di inquinamento e l’elevato potere calorifico. Esistono due tipi di Cdr, uno "base", considerato dalla legge un rifiuto speciale, e che come tale può viaggiare tra le diverse province ed essere smaltito al di fuori della normale regolamentazione sui rifiuti urbani, e uno di alta qualità che viene direttamente classificato come combustibile. Un’altra scelta fondamentale è la suddivisione del territorio provinciale in cinque sub-ambiti, uno dei quali coincidente con la parte varesina dell’ex consorzio Accam (più il Comune di Casorate Sempione). Ogni sub-ambito gestirà e smaltirà i propri rifiuti – escluso quindi il Cdr, che potrà esser bruciato lì o altrove. Saranno peraltro possibili accordi di collaborazione reciproca tra sub-ambiti. "Accam non è funzionale a questo piano" è stato detto: l’impianto è vecchio e soffre già ora il potere calorifico dei rifiuti differenziati in termini di fermate, danni e incidenti. Nel piano si scrive chiaramente che Accam dovrebbe essere ristrutturato radicalmente per bruciare Cdr e produrre energia ed eventualmente calore (il teleriscaldamento, utilizzabile nel raggio di due chilometri dall’impianto); questo tuttavia non prima del 2009 nella migliore delle ipotesi. "Accam non può chiudere ora, ha le autorizzazioni della regione per 400 t/giorno" ha ribadito l’assessore provinciale Gigi Farioli, difendendo il piano.
Restano tuttavia delle perplessità di fondo. Da un lato il centrosinistra bustocco accusa la provincia di essersi lavata le mani di fronte al problema della localizzazione degli impianti di smaltimento, scaricando il peso della decisione sui Sindaci dei Comuni compresi
nei sub-ambiti, come messo in luce dai commissari Grandi e Verga
(Progressisti). "Servono impianti di compostaggio o il piano non starà in piedi" ha dichiarato il tecnico della provincia Conti, e gli unici due esistenti, a Gemonio e Ferrera, sono chiusi dopo aver dato problemi. E per quanto non si ponga più, grazie alla biostabilizzazione, il problema delle discariche di rifiuti che fermentano e percolano liquami, servirà comunque almeno una discarica controllata per la provincia, e saranno dolori quando si cercherà di realizzarla. Una contraddizione in termini è stata infine denunciata da Angelo Lofano di Rifondazione Comunista, quella tra aumento della raccolta differenziata e scelta in favore del Cdr. "Se il Cdr diventa un business, non è che poi si ferma la raccolta differenziata per averne di più? E visto che non è un rifiuto normale, non è che oltre a poterlo spedire anche all’estero, finiremo per importarne?" Per il comitato borsanese, naturalmente, è ora che Accam se ne vada: "Altro che revamping (ammodernamento e riaccensione, ndr), il "chi ha già dato ha più diritto" alla base del Piano non deve sfociare nel cambiare il tipo di rifiuti da bruciare in Accam, ma nel costruire un nuovo impianto altrove". Perchè, come ha commentato privatamente Sergio Moriggi per il coordinamento cittadino dei comitati, "non è della tecnologia che la gente diffida, ma della politica che ha fallito nel gestire il problema". Ora ad Accam tocca decidere, e alla svelta, che futuro vuole avere, e se ancora a Borsano o altrove.
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