Acqua minerale: una grande truffa?
Nell’incontro promosso da Legambiente, Paolo Bernardi, collaboratore dell’Eco Istituto del Piemonte, ha esposto le sue riflessioni sul consumo d’acqua potabile in Italia
L’acqua del rubinetto è davvero potabile e può sostituire quella imbottigliata? L’acqua minerale in commercio ha tutte le proprietà salutistiche che le si attribuiscono? Perché l’Italia è il primo consumatore pro capite nel mondo di acqua in bottiglia? A queste e ad altre domande ha dato risposta ieri sera, Paolo Bernardi, collaboratore dell’Ecoistituto del Piemonte, in occasione dell’incontro organizzato da Legambiente sul tema dell’acqua e del suo consumo critico.
"Tutta l’acqua è più o meno inquinata – ha spiegato Bernardi – tanto quella prelevata dagli acquedotti e portata nelle nostre case, quanto quella posta in commercio in bottiglia ad un prezzo mille volte superiore a quello giusto. Ma ciò non significa che non si possa bere: l’acqua che utilizziamo tutti i giorni per gli usi domestici è potabile al 100% e possiede le stesse caratteristiche di quella confezionata. Forse, il fatto di costare poco la svilisce a tal punto da credere sia di qualità inferiore a quella imbottigliata, ma non è così. Quando si parla di acqua, infatti, entrano in gioco grandi interessi economici. L’Italia è il terzo consumatore al mondo di acqua minerale, secondo solo a Stati Uniti e Messico e, se si considera il dato pro capite, è addirittura al primo posto. Questo è il risultato della mercificazione e della speculazione su un bene primario quale l’acqua, portata avanti negli anni dalle grandi multinazionali come Nestlé e Danone. Il business dell’acqua in bottiglia produce un fatturato annuo di oltre 3.000 milioni di euro: questo fa capire l’importanza degli interessi in gioco".
Ma non è solo la qualità e potabilità dell’acqua il problema principale sul quale si è soffermato Bernardi: "L’acqua confezionata ha dei riflessi negativi anche sul tema dei rifiuti e dell’inquinamento. Ogni anno in Italia vengono prodotte 200.000 tonnellate di plastica, che devono poi essere smaltite e bruciate impiegando una quantità di petrolio almeno doppia. Tutti sanno, ormai, come gli inceneritori e gli impianti di riciclaggio inquinino l’aria, seppur in una misura ancora da stabilire. Anche i contenitori di vetro presentano delle controindicazioni da un punto di vista di vista ambientale: i vuoti a rendere devono infatti essere lavati con sostanze chimiche. Inoltre, l’acqua in bottiglia deve anche essere trasportata su gomma e via mare e ciò non fa che aumentare l’inquinamento generale. È assurdo che, in Italia, acqua imbottigliata al Nord venga trasportata al Sud e viceversa: si tratta di un’operazione puramente economica e commerciale, a tutto vantaggio delle multinazionali che governano il settore e ne traggono giovamento".
Ridurre i rifiuti e ridurre gli sprechi è l’unica via per giungere ad un consumo razionale dell’acqua: "Il fatto strano – ha concluso Bernardi – non dovrà più essere bere acqua del rubinetto ma, semmai, utilizzare l’acqua potabile di cui disponiamo per innaffiare orti e giardini".
Per ulteriori informazioni sul tema del consumo crititco dell’acqua e sui progetti avviati dall’Eco Istituto è online il sito www.rubinettisolidali.it
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