Floriano Bodini, tracce d’arte e di memoria
Si è chiusa sabato pomeriggio l’intensa due giorni dedicata all’artista; nuove prospettive di crescita per il museo civico a lui dedicato
Uno sguardo al passato rievocando la vita artistica di Floriano Bodini, per scoprire che in realtà l’artista è ancora vivo qui ed ora nelle sue opere, nella passione e nei volti di chi lo ricorda, nelle iniziative di un museo che continua a crescere.
Il convegno ‘Omaggio a Floriano Bodini’, svoltosi venerdì 25 e sabato 26 novembre al Museo civico F. Bodini, si è rivelato un mosaico di tante tessere differenti che vanno a comporre un ricordo, come ha suggerito lo storico dell’arte Mariano Apa; un mosaico in cui hanno trovato spazio gli interventi di autorità, critici e storici dell’arte ma anche e soprattutto maestri di pittura e scultura, per parlare dell’arte e non sull’arte.
Le opere più note di Floriano Bodini sono forse quelle di carattere religioso: il Monumento a Paolo VI al Sacro Monte di Varese (vedi foto), il Monumento a sant’Agostino di Casciago, i Crocifissi, i Papi.
Il dibattito di sabato pomeriggio su Bodini e l’arte sacra ha voluto riflettere sul rapporto dell’artista con il sacro, partendo da un’esperienza importante come la riqualificazione artistica della chiesa di ss. Pietro e Paolo a Rovello Porro, cui parteciparono Bodini e Valentino Vago, maestro di pittura presente al convegno.
Don Maurizio Corbetta, parroco di Rovello, così ricorda la vera e propria trasfigurazione che subì la sua chiesa: «Era un monumento freddo e asettico, privo di decorazioni, pareti di cemento come ce ne sono in tante chiese. Dopo la realizzazione del progetto, con le sculture e gli ottomila metri quadri di pitture, la chiesa aveva un volto completamente diverso: passando dall’esterno all’interno si avvertiva una dilatazione dello spazio, le sfumature dei colori sulle pareti portavano ad una smaterializzazione della materia. Una volta sentii un bambino chiedere a sua nonna: nonna, ma siamo in Paradiso?». Il progetto di Rovello fu realizzato da esperienze artistiche diverse ma complementari: la pittura mistica, trascendentale di Vago e l’arte plastica, forte e concreta di Bodini; risultato, un accordo armonico in cui la spinta all’altrove delle pitture di Vago era ancorata alla dimensione terrena dalle sculture di Bodini.
Il sacro nelle arti non è un fatto solamente iconografico, come spesso lo si intende togliendo valore alla dimensione trascendentale: il maestro Vago ha dato voce alla sua pittura, che più che da guardare è da ‘ascoltare’ per coglierne le vibrazioni, per mostrare che «La bellezza che l’arte cerca di esprimere in uno spazio religioso si sublima, la bellezza trascendentale è la più elevata. Oggi assistiamo ad una crisi del sacro, gli artisti non accettano le indicazioni del committente, ma la vera libertà è fare ciò che vuole l’arte, l’artista è solo un mezzo». Spunti importanti che hanno aperto un intenso dibattito anche tra il pubblico, discutendo sul valore oggettivo dell’opera d’arte, sulle differenze tra arte sacra, arte religiosa e arte liturgica, sull’idea stessa di bellezza. Un discorso che avrebbe appassionato Bodini, da sempre vicino al pubblico; per lui, come ha ricordato Mariano Apa che lo ebbe come insegnante all’Accademia, «ogni inaugurazione era una festa, un modo per incontrare la gente – in questo può essere accostato a Pasolini».
La conclusione del convegno è stata in realtà un "arrivederci": il Museo Civico F. Bodini e l’associazione Amici del Museo Civico F. Bodini si stanno infatti impegnando per estendere la struttura del museo, e costituire una fondazione: obiettivo, non un museo di ricordi ma una struttura che vive e respira con il territorio.
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