Olimpias, l’amarezza dei lavoratori
I 117 dipendenti licenziati disillusi ma decisi a tener duro; c'è chi era stato assunto appena cinque mesi fa
Posizioni dure e ultimative, quelle della proprietà, agli occhi degli operai della Olimpias. Negativi i commenti: "Siamo al punto di partenza" si è detto dopo la relazione dei sindacalisti sull’incontro con la proprietà svoltosi nel pomeriggio. "Nemmeno dopo dieci ore di incontri con gli ex datori di lavoro siamo riusciti ad ottenere risposte concrete" è stato un altro dei commenti più gettonati tra i 117 ex-dipendenti. Ciò che più fa rabbia è la chiusura improvvisa di un’azienda che sembrava in piena attività, non decotta da anni di crisi e tagli continui.
Mentre l’incontro proprietà-sindacati era in corso, al di fuori si attendeva senza farsi eccessive illusioni. Chiacchierando con i lavoratori della Olimpias emerge il quadro di un’azienda che gli stessi consideravano sana, attiva, e, senza volerne fare un panegirico, "un buon posto per lavorare". Le prospettive non apparivano, a dispetto della crisi, malvage; anche per questo la decisione di Benetton di dismettere l’impianto è giunta come una mazzata. Ancora cinque mesi fa l’ultima assunzione, quella di Marino: "Prima ero alla Cerana Cesare di Busto Arsizio, che ora sembra intenzionata ad acquisire lo stabile. E vi dico che, in vent’anni e passa di esperienza, non mi era ancora capitato di vedere lavorare un’azienda così intensamente". A Marino, messo fuori dal ciclo produttivo dopo meno di un anno dall’assunzione, non spetterà nemmeno la mobilità; appena più fortunato Enzo, che all’Olimpias era arrivato giusto un anno fa, e potrà usufruire di questa indennità. Ora, dopo l’incontro di oggi, i 117 della Olimpias (cui vanno aggiunti, a parte, tre dirigenti) non sembrano intenzionati a cedere tanto facilmente e ad interrompere l’occupazione, come invece vorrebbe la proprietà.
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