Riforma della Costituzione, i commenti dei lettori

le opinioni arrivate a direttore@varesenews.it

Egregio direttore,
credo che quest’ultimo atto del "Governo Berlusconi" sia l’ennesima riprova di quanto lor signori siano contro i diritti dei cittadini.
E’ certamante "il canto del cigno" un ultimo tassello che vorrebbe cambiata la Costituzione, approvata poi in maniera unilaterale senza ascoltare le opposizioni, del resto il connubbio Lega Nord/Forza Italia ha dato un altro esempio di scempio politico a danni di tutte e tutti.
Mi meraviglia (ma non molto), Alleanza Nazionale che come partito ha, per così dire, "il senso dello Stato" a differenza di chi vuole la secessione del Paese. Ci resta ora solo il referendum abrogativo per eliminare quanto approvato e ridare agli Italiani ciò che i nostri nonni si sono conquistati con fatica e, a volte, con la vita.
Mi auguro infine, che gli elettori abbiano capito chi e come ha governato questo paese, soprattutto con quali interessi, spero che con determinazione li rimandino a casa, per sempre, per far si che non creino ulteriori danni al popolo italiano.  
Fausto Sartorato, Coordinatore Provinciale SinCobas Alto Milanese

– Quella attuata dal centrodestra è riforma estremamente confusa e altamente pericolosa.
Si interviene su quella che è stata ed è una “sana e robusta Costituzione” in modo soprattutto iniquo e dannoso.
Stracciando il lavoro alto e virtuoso di tanti Maestri  del diritto e degli ordinamenti, di orientamenti diversi, a colpi di sola maggioranza si è proceduto ad una vera e propria controriforma, indifferente ai principi, voluta da molti per dispetto e subita da altri per codardia politica. 
Oggi è a rischio la nozione stessa di “democrazia”, destinata a cambiare traumaticamente, se non si arresta questa deriva retriva e reazionaria, restauratrice.
Questo (s)governo del centrodestra ha minato il terreno ove sono radicate le fondamenta istituzionali e sulle quali si è potuta costruire la Costituzione “materiale” di tutti noi, nel Paese.
Il connubio tra lobby affaristico-regionale (Lega Nord) e partito-marketing (Forza Italia) ha dato come risultato un maldestro ed assurdo stravolgimento della Carta Fondamentale, producendo effetti contrapposti: la concentrazione massima di poteri nell’esecutivo e nel premier e la “devoluzione” a quelle che continueranno a chiamarsi regioni, ma che diventeranno piccoli stati con nuovi centralismi (proprio mentre la finanziaria taglia i bilanci degli EE.LL., impedendo nei fatti qualsiasi forma di federalismo…). 
Diciamo NO, quindi, a questa controriforma che non attua il decentramento positivo (un “federalismo municipale solidale” per cui ci batteremo) che sarebbe necessario ai cittadini, sempre più diseguali oggi nei diritti/bisogni, e che moltiplica i punti di centralismo, aumentando burocrazia, tempi e costi per le amministrazioni e soprattutto per i cittadini/le cittadine.
Giuseppe Musolino, presidente provinciale Arci

– Egregio direttore,
in occasione della pressoché definitiva approvazione, prevista per oggi, della radicale riforma della nostra Costituzione, penso sia giusto manifestare la più netta disapprovazione per un gesto gravissimo, compiuto senza il necessario consenso di tutte le forze politiche e soprattutto compiuto contro il Paese, perché frutto della volontà politica disgregante di un movimento il quale ha dimostrato, più e più volte, di agire contro l’interesse nazionale e, ciò che più conta, nella direzione di un avvantanggiamento economico e sociale per quelle aree geografiche del Paese che già stanno meglio di altre. La sensazione è che, all’indomani di questa approvazione, il risveglio sarà molto amaro, perché un secondo dopo questa clamorosa vittoria politica la Lega Nord sarà prontissima a rilanciare la disgregazione del Paese e la secessione.
Mi basta questo, e niente altro, per continuare a rimuginare sul mio voto degli ultimi anni, dato ad una coalizione, quella che vorrebbe chiamarsi Casa delle Libertà, la quale oggi si appresta per l’ennesima volta a tradire il Paese e la Bandiera.
Si poteva cambiare la Costituzione. Si poteva. Ma questo è veramente il modo peggiore.
Antonio di Biase 

– Caro Direttore, volevo scrivere qualcosa sulla recente approvazione della riforma della costituzione per inviarla al tuo giornale sempre attento alle questioni di libertà e di diritto.
Non mi è venuto in mente niente, credo, per lo sconforto di avere letto il testo approvato dalle camere… ma questi saranno temi della campagna referendaria e, in realtà, le parole giuste sono già state pronunciate, se me lo permetti ti chiedo di ripubblicarle:
«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione». (Piero Calamandrei)
Cordiali saluti,
Mauro Sabbadini, Presidente Name Diffusion- arcicantello

– La costituzione deve solo fissare i principi di vita delle collettività. Le troppe particolareggiazioni l’hanno ridotta a legge comune e per lo più approvata solo da una maggioranza rappresentativa limitata di cittadini.
Troppa materia è stata assunta a legge costituzionale facendo scendere il valore della Carta Costituzionale e con essa il valore e il prestigio dell’Italia. Vero?
L’Italia è impreparata a gestire la pubblica amministrazione sul modello federalista. 8200 Comuni polvere, 120 province di cui alcune non ben definite, 20 regioni, 50.000 consorzi tra Enti, 200 Comunità Montane, molteplicità di unioni tra comuni costituite con parzialità di ogni genere, città metropolitane ancora da pensare. Troppi centri di decisone e di spesa MOLTO SCONNESSI E SCOLLEGATI TRA LORO provocheranno un numero illimitato di conflitti di competenze con i conseguenti ritardi legislativi. Prima di attuare il federalismo doveva essere riordinato l’assetto politico amministrativo del territorio. Vero?
Il federalismo che si vuole attuare in termini di economicità, efficienza ed efficacia senza più standardizzazioni e uniformazioni anche solo dei concetti base di leggi e regolamenti tra Regioni confinanti quanto verrà a costare maggiormente? Quanto un cittadino di una Regione sarà penalizzato se dovrà per svariati motivi conoscere la legislazione di altre Regioni?
Il ricorso alla Corte Costituzionale consentito anche a Province e Comuni è solo un modo per proibire di legiferare al Parlamento
Agostino De Zulian
Dipendente pubblico, Studente universitario

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Pubblicato il 17 Novembre 2005
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