Claudio Castiglioni: «Alla squadra do sei e mezzo ma possiamo migliorare»

Il vicepresidente della Pallacanestro Varese difende Garnett: «Tagliarlo sarebbe un delitto. Collins oltre le aspettative»

Lo si è visto a braccia alzate sulla panchina della Whirlpool a Cantù (in primo piano nella foto), pochi secondi prima della dolcissima sirena finale. Lo si può incontrare spesso al palazzetto, mentre dà un’occhiata all’allenamento di Magnano o scambia con il coach qualche opinione di carattere tecnico. Claudio Maria Castiglioni è sempre più calato nel ruolo di vicepresidente operativo: uno dei vertici del triangolo (gli altri sono Mario Oioli e lo stesso Magnano) che governa le sorti biancorosse.
«Che voto do alla squadra finora? La sufficienza piena, sei e mezzo. Non voglio esagerare perchè abbiamo perso un paio di gare che si potevano e dovevano portare a casa. Però nel complesso stiamo andando bene e possiamo crescere ancora».

Quali sono quindi i limiti di questa squadra?
«Sono ancora da scoprire, e su questo è concorde anche Magnano con cui mi confronto spesso. All’interno del gruppo ci sono ancora equilibri da raggiungere, meccanismi da perfezionare. Quando arriveremo a regime potremo ipotizzare fin dove potremo arrivare».

Nei giorni scorsi qualcuno ha messo in discussione Garnett. Posto che un taglio sarebbe difficile anche per motivi contrattuali, è vero che la guardia è a rischio?
«Assolutamente no. Se può essere vero che Marlon deve trovare più continuità e maggior stabilità, è altrettanto giusto sottolineare che questo ragazzo fa un lavoro importantissimo all’interno dello spogliatoio, si allena duramente e in difesa è più che positivo. Questo vale per lui e per tutti i suoi compagni: abbiamo creato un gruppo con certe caratteristiche e certi equilibri che non ci sognamo di alterare. Anche perché la squadra funziona».

Parlando di singoli: si aspettava un DeJuan Collins così calato nei panni del leader?
«Sinceramente no. Ci aspettavamo che Collins (foto: www.simoneraso.com) fosse un buon giocatore, altrimenti non l’avremmo scelto, però non dominante fino a questo punto. Ma anche Fernandez e Hafnar stanno rendendo più delle aspettative. In generale però voglio far notare che tutto il clima all’interno della squadra è positivo e questa pausa per l’All Star Game ne è un esempio lampante: tutti i giocatori sono tornati in perfetto orario dalle ferie, e tutti sono fin da domenica a lavorare in palestra fianco a fianco. Un segnale di grande serietà da parte loro, una qualità già emersa al momento del raduno la scorsa estate».

La sua presenza accanto alla squadra è sempre più evidente. Un sacrificio necessario o un piacere?
«Diciamo (ride ndr) che ormai mi sono giocato anche i momenti di riposo che mi potevo concedere: star vicino ai ragazzi ha condizionato la mia libertà! Però vivo tutte le mie attività come se fossero una sfida e lo faccio con entusiasmo».

Federazione e Lega sono sempre più ai ferri corti. Qual è la posizione della società all’interno di questi litigi?
«Diciamo che Pallacanestro Varese sta mantenendosi "attendista": non ci piace fare la guerra a tutti i costi, preferiamo capire in quale direzione vanno le trattative per poi dare il nostro contributo. Peccato essere arrivati a questo punto, ma la Fip ha voluto stravolgere un accordo che ormai era ad un passo dalla conclusione».

Qual è, infine, il suo giudizio sul progetto del nuovo stadio presentato dal Varese 1910?
«Non ho ancora studiato il progetto nei dettagli, però credo che la filosofia che si è fatta largo nell’ultimo periodo sia quella di massimizzare gli spazi e coinvolgere privati. Io pregiudizialmente non sono contrario a questo, anche perché le strutture attuali necessitano di attenzione. Noi ci accorgiamo giorno dopo giorno di quali accorgimenti ha bisogno il palazzetto, un impianto che ha quarant’anni: figuriamoci lo stadio che in alcune parti è ancora più vetusto. A qualcosa bisogna pensare per forza».

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Pubblicato il 14 Dicembre 2005
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