Quello che c’è da sapere su Taizè
Piccolo vademecum di un meeting religioso un po' "marziano"
Se non si è vissuta direttamente l’esperienza di Taizè (a sinistra, il logo), le informazioni che si ottengono descrivono un meeting da "marziani" della spiritualità, con lunghe ore di canti e silenzi e allo stesso tempo uno spirito da vacanzieri spartani. Siete avvertiti: se non lo provate, se non andate a vedere, non capite.
Ma con queste righe, dettate più dall’esperienza "sul campo" che dallo studio del fenomeno, proviamo a spiegare qualcosa di più su due o tre dei luoghi comuni su Taizè.
L’esperienza religiosa
L’esperienza religiosa è davvero difficile da spiegare nella tradizionalmente cattolica Italia: Taizè infatti è una comunità ecumenica cristiana, nata più di 40 anni fa, che da sempre accoglie soprattutto cattolici, evangelici ed ortodossi. Nessuno si sente escluso e Frere Roger, fondatore della comunità, ha sempre resistito alla “tentazione” di entrare nella chiesa Cattolica, malgrado ben due Papi, Paolo sesto e Giovanni Paolo secondo avessero per lui grande stima ed amicizia: il meeting della Gioventù di papa Woytila, in particolare, è nato ricalcando apertamente i meeting di Taizè.
I fondamenti della comunità stanno nell’esperienza del perdono e dell’accoglienza. Le forme in cui si esprime la loro preghiera sono in particolar modo il canto (i canoni di Taizè, che anche la chiesa ha mutuato, sono delle uniche frasi ripetute, con canti in molte lingue, che tutti cantano assieme) e le frasi di meditazione, ripetute in più lingue possibile per consentire a tutti di capire, intervallate da silenzi anche lunghissimi.
Da sempre, la comunità di Taizè non si considera un’alternativa alle altre comunità cristiane, quanto piuttosto una fonte di rigenerazione della speranza, da cui poi ognuno trae nuova linfa per vivere la propria spiritualità: molto spesso pronunciano il termine “sorgenti della fede” per spiegare cosa va cercato in sé stessi. Gli incontri internazionali di di Taizè sono un appuntamento fisso annuale: ma Taizè, nel sud – est della Francia, a due ore di macchina da Ginevra, accoglie visitatori tutto l’anno, con la stessa modalità spartana degli incontri internazionali.
I Globetrotter dell’anima
L’esperienza di viaggio che fanno i pellegrini di Taizè se possibile è ancora più misteriosa ai più dell’esperienza religiosa: perché mai 50mila persone, giovani e meno giovani (molti sono infatti gli affezionati che tornano ai meeting di Taizè dopo 20 anni dalla loro “prima volta”, per esempio) dovrebbero sobbarcarsi viaggi massacranti per lunghe ore in pullman (i più lontani ne hanno sopportate oltre 20), prepararsi a dormire per terra, ospiti quando va bene di una famiglia che dà a loro disposizione il pavimento, ma spesso anche in palestre o oratori?
Risposta dei partecipanti: perché è bello.
L’atmosfera che si crea è di assoluta apertura reciproca: si fanno esperienze forti, si stringono amicizie saldissime, si scambiano esperienze importanti in tutte le lingue praticabili, senza avere paura di non essere all’altezza o non essere compresi.
Persino l’incredibile pasto, che da vent’anni consiste in una scatola riscaldata con all’interno una specie di spezzatino/zuppa dagli ingredienti incerti, un panino, un formaggino confezionato e un frutto, è un’occasione di allegria e ricordi.
E il fatto che lo si sia consumato con stoviglie, bicchieri e posate che ognuno porta nel proprio zaino in un’atmosfera di allegria spartana, tra il gigantesco raduno scout e il ristoro dei profughi non spaventa ma anzi unisce i partecipanti, in qualunque condizione: tant’è che nei primi anni il pasto era consumato addirittura nelle piazze antistanti le chiese dove si svolgeva la preghiera, il che rendeva tutto un gigantesco raduno di provvisori clochard.
Uno dei metodi più economici e veloci per imparare le lingue
Spesso suscita perplessità il modo con cui i meeting sono organizzati, e un po’ di ironia il fatto che chi va agli incontri di Taizè “può girare l’Europa con poco”.
Anche quella, in effetti, è una componente del successo tra i giovani che vivono questo capodanno alternativo, in ogni caso intensissimo dal punto di vista emozionale.
Con una manciata di euro, di fatto solo quelli del viaggio e un piccolo contributo per l’organizzazione e i pasti (circa 80 euro, ma dipende dal paese di provenienza, dal fatto che si è giovani o adulti e altre cose) si raggiungono le principali città d’Europa, e ci si perfeziona – o si conosce qualche parola – di almeno sette o otto delle venti lingue ufficiali europee. Come? innanzitutto parlando con i partecipanti: in questo senso è indispensabile un’infarinatura di inglese che fa da base generale, anche maccheronica, per le relazioni più semplici. Ma ogni conoscenza linguistica “fa brodo” e viene esaltata in questi giorni di meeting: torna utile persino il latino, che spesso masticano ragazzi tedeschi e prelati dell’Europa dell’est.
A sentirsi più poliglotti aiutano anche i famosi canti: scritti in molte lingue e distribuiti all’inizio di ogni preghiera, sono tradotti in tutte le lingue conosciute, rendendo più comprensibili le frasi che si intonano. Infine, al mantenimento della lingua ci pensano email e posta tradizionale: molto spesso le amicizie nate nel meeting, almeno per iscritto, continuano.
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