“Uccidevano in nome di Satana”, chiesti cinque ergastoli

Per la Ballarin l'accusa chiede 26 anni di carcere. Pizzi: «Abbiamo fatto il possibile per rendere giustizia a queste quattro vite spezzate»

Due ergastoli e dieci anni di reclusione per Nicola Sapone. Un ergastolo ciascuno e tre anni di reclusione per Eros Monterosso, Marco Zampollo e Paolo Leoni. Ventisei anni per Elisabetta Ballarin. Sono queste le richieste dell’accusa al processo che vede imputate le cosiddette Bestie di Satana conclusasi oggi. In una requisitoria durata un giorno e che è finita attorno alle 18 e 30 è stata ricostruita l’intera storia che, come in un romanzo, è gravitata attorno all’attività del gruppo di giovani accusati della morte di Fabio Tollis e Chiara Marino, dell’omicidio di Mariangela Pezzotta e della morte di Andrea Bontade. Richieste di condanna pesanti – solo alla Ballarin sono state riconosciute le attenuanti generiche: 23 anni per l’omicidio Pezzotta e tre per una rapina consumata ai danni di un extracomunitario – che l’accusa ha presentato «dopo esserci sforzati di ricostruire nei minimi dettagli ciò che è accaduto, per dare giustizia a queste quattro vite spezzate», come ha affermato il Procuratore Pizzi al termine dell’udienza.

Il pubblico ministero, Tiziano Masini, nella sua interminabile, fluviale requisitoria iniziata questa mattina, ha sottolineato più volte come i diversi omicidi fossero «sicuramente» di carattere satanico e che tutto avesse le caratteristiche di una vera e propria associazione per delinquere.
Nella prima parte del proprio intervento, Masini si è dedicato con estrema precisione alla descrizione dell’omicidio di Mariangela Pezzotta e ha demolito la tesi difensiva portata avanti nelle ultime settimane dagli accusati Elisabetta Ballarin e Nicola Sapone.

In aula anche Silvio Pezzotta, il padre di Mariangela, il cui omicidio ha scoperchiato tutto il caso delle Bestie di Satana. L’uomo, in un momento di pausa, ha dichiarato ai giornalisti che «non è affatto semplice stare a sentire la ricostruzione del delitto in cui ha perso la vita Mariangela, ma è necessario. Il pubblico ministero è stato duro, certo, ma lucidissimo».
Presente anche Cristina Lonardoni, madre della Ballarin. La donna, più volte chiamata in causa per le intercettazioni ambientali dei suoi colloqui con la figlia, interpellata dai giornalisti ha ammesso di non riconoscere la figlia nelle parole del pm Masini che la descrive come una ragazza senza scrupoli: «Credo alle parole di mia figlia. Il pm ovviamente ha scelto tra le intercettazioni quelle che si adattavano alla sua linea. Poi come si fa a pensare ad un criminale come Volpe che diventa agnellino manipolabile da parte di Elisabetta?».


Nel pomeriggio sono riprese le udienze. Il Pm Masini, nella sua requisitoria si è dedicato alle posizioni in particolare di Paolo Leoni, Eros Monterosso, e Marco Zampollo, e anche di Nicola Sapone, in relazione al duplice omicidio Tollis-Marino, tornando a descrivere con particolari atroci il massacro dei due giovani e la dissacrazione dei loro corpi. Il Pm ha cercato di dimostrare con le intercettazioni raccolte, con le testimonianze e le confessioni di chi ha patteggiato, la premeditazione in concorso del delitto da lungo tempo. E’ stato descritto come Pietro Guerrieri, una volta resosi conto che il delitto, della cui pianificazione era a conoscenza, era stato effettivamente compiuto, sia stato preso dal panico
per paura di essere liquidato dalla setta, a tal punto da finire in cura psichiatrica; molti altri particolari relativi alla ricostruzione della vicenda sono stati messi in luce dal pm Masini.
Le vittime, secondo la requisitoria, godevano di scarsa considerazione: Chiara Marino era identificata dal gruppo come la Madonna e pertanto "doveva" morire; il Tollis invece era considerato "inaffidabile" e debole. Più rapida, infine, la ricostruzione, anch’essa drammatica, della catena di sopraffazioni e abusi che condussero il giovane Andrea Bontade, anch’egli mostratosi "debole" e "traditore" per non essersi presentato al massacro di Fabio e Chiara, a suicidarsi lanciandosi a 150 all’ora con la sua auto contro un muro, lui che era un automobilista insicuro e non osava violare i limiti di velocità.

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Pubblicato il 06 Dicembre 2005
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