Vini genuini? Lo dice la risonanza magnetica
Ad utilizzare l'apparecchiatura, usato anche negli ospedali come metodo di indagine, con successo sugli alcolici è il Bevabs, attivo dal 1990
Se pensate che riconoscere la genuinità di un vino sia roba da sommelier, dimenticatelo. Quello che dal 1990 è operativo a Ispra, il Bevabs, è di fatto un centro che ha accumulato un incredibile database (nel corso degli anni circa 23mila campioni di vino genuino) di indicazioni chimiche sulle componenti dei vari alcool in commercio e incrocia, con capacità più statistiche che olfattive, indicazioni che permettono di dire se un vino è genuino o originario della terra da cui dice di provenire, oppure è contraffatto o sofisticato. Nato sotto la spinta dello scandalo al metanolo, Il Bevabs opera ormai prevalentemente come "arbitro internazionale" nei contenziosi tra Stati per quel che riguarda le importazioni di superalcolici e Vini da un paese all’altro. Con risultati anche molto interessanti, come quello per esempio di avere "stanato" dei rum realizzati senza zucchero di canna.
Per fare queste scoperte, gli scienziati del CCR usano tra l’altro mezzi noti ai più come macchinari per le analisi ospedaliere: più precisamente apparecchiature per la risonanza magnetica nucleare, che in questo caso identificano con precisione le componenti dei vini esaminati.
L’attività del Bevabs con il tempo è andata anche oltre l’osservatorio europeo antifrode sugli alcoolici: grazie a database costruiti in maniera simile è già possibile riconoscere la provenienza e la genuinità del miele e sono in corso di studio anche nuovi standard da proporre ai laboratori nazionali: in particolare, per riconoscere i prodotti dop e igp, e per verificare se i pesci sono selvaggi o da allevamento.
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