«Ho visto papà massacrare quelle donne»
Il pm Baraldo ha ascoltato il racconto dei tre bambini presenti nell’appartamento la notte della tragedia
Lo hanno visto massacrare le due donne, si sono nascosti, lo hanno visto chiamare aiuto e poi riprendere a picchiare le donne con la spranga di acciaio. È quanto emerso dal racconto che i dei tre bambini hanno fatto al pubblico ministero Massimo Baraldo ieri sera in procura a Busto Arsizio riguardo ai fatti che sono avvenuti a Gorla Minore nella notte tra giovedì e venerdì, dove ha perso la vita una ragazza di 17 anni, Ama Claire, mentre un’altra, Ahou Kouadio detta “Marie”, si trova ancora in fin di vita all’ospedale di Legnano.
Tre bambini hanno così assistito alla tragedia che si è consumata al quarto piano di un palazzo di via Colombo dove Jean-Claude Djabe ha picchiato violentemente le due donne sotto gli occhi dei suoi tre figli. Il più piccolo, sei anni, di nome Fernand, ha gridato più volte al padre di fermarsi, purtroppo inutilmente, mentre l’altra figlia di 13 anni si è chiusa in bagno per la paura. La più grande, Antoinette ha raccontato che il padre ha iniziato a picchiare le due donne con la spranga di ferro, poi sempre suo padre ha chiamato la polizia, si è recato dai vicini avvisando di non preoccuparsi se avessero sentito arrivare le forze dell’ordine. Sempre secondo il racconto di Antoinette, l’uomo sarebbe poi ritornato nell’appartamento e avrebbe continuato il massacro, riducendo le due vittime in fin di vita. Poi sono arrivati i soccorsi.
Il pm Baraldo ha poi sentito la moglie di Djabe, Elisabeth, che lavora come badante a Busto Arsizio: la donna ha raccontato che Jean-Claude è sempre stato un uomo esemplare, almeno fino alla scorsa estate quando ha avuto una pesante discussione con lui. Il motivo pare che fosse da ricercare in strani giri di auto usate che la donna aveva notato, ma quando aveva chiesto qualcosa al marito, questi l’aveva percossa violentemente. Da allora Elisabeth non ha più avuto rapporti con Jean-Claude, infatti la notte del massacro la donna non si trovava nell’appartamento.
Altri particolari sulla motivazione del folle gesto, sono poi emersi sempre dalle dichiarazioni dello stesso Djabe: l’uomo ha ricordato ai magistrati che le due donne gli hanno rovinato la vita. Lui si era già recato in questura lo scorso fine di dicembre per raccontare di aver accolto in casa due donne dichiarando che erano sue figlie, ma che non si trattava della verità, aveva mentito per farle entrare in Italia. Ma adesso non riusciva più liberarsene, aveva paura perché queste due donne praticavano il malocchio. Situazione che poi ha portato al folle gesto con cui l’uomo si è voluto “liberare” delle due donne.
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