“Non siamo pecore da tosare”
Il presidente della Provincia torna sugli aumenti delle tariffe autostradali e spiega le ragioni della sua protesta a cui chiede di aderire
Non tutti ritengono che una presa di posizione simile a quella che ho adottato sulla questione della società Autostrade sia consona al ruolo di un Presidente di Provincia.
Io ritengo invece che – di fronte ai silenzi e alle complicità di molti – il dovere mi imponga di non subire passivamente una vera ingiustizia.
Si può forse tacere che la prima autostrada costruita in Europa sia oggi una vera e propria trappola per automobilisti ?
Oppure si può stare zitti di fronte alle dichiarazioni dell’amministratore della società Pedemontana Spa, il quale invece che rassicurarci finalmente sull’inizio dei lavori, ci dice che l’investimento è troppo costoso, che i 60 milioni di euro di finanziamento pubblico stanziati dalla finanziaria per il progetto sono utili, ma non bastano. E che per realizzare la Pedemontana bisogna che i Comuni mettano mano al portafoglio aumentando l’ICI o gli oneri di urbanizzazione?
Certamente un mio silenzio mi eviterebbe un po’ di nemici politici, ma avrebbe il sapore di una complicità che non voglio assolutamente avere. Inoltre è mio dovere raccogliere il grido disperato delle associazioni di categoria e dei sindacati, che da anni reclamano interventi sempre promessi e mai realizzati.
Si badi bene, promessi e mai realizzati sia da destra che da sinistra, ed è inutile che questo o quello si affanni a dare la colpa allo schieramento opposto.
Le Autostrade vennero vendute ai Benetton da un governo di centrosinistra, gli intoccabili Presidente Ciampi e Governatore Draghi allora in altre vesti ma ugualmente in primissima fila. Soprattutto nell’assicurare che si vendeva per migliorare il servizio, diminuire i costi e aumentare gli investimenti (?!).
Le banche finanziarono interamente l’operazione, che si è rivelata per i signori di Treviso e i loro soci come vincere un gigantesco terno al lotto senza neppure comprare il biglietto, con plusvalenze di decine di miliardi di euro (ripeto, decine di miliardi di euro, come il bilancio di un medio paese dell’Europa dell’est, altro che Unipol o Cirio!).
Poi, negli ultimi 5 anni, il governo Berlusconi ha promesso molto e fatto pochino, con i lavori della Malpensa – Boffalora che sono partiti solo grazie a un pressing fortissimo di tutto il tavolo di concertazione, sindacati e associazioni di categoria in testa. Io poi sto ancora aspettando – da quattro anni – un incontro promesso da Lunardi sullo stato dei collegamenti con Malpensa: chissà se si ricorderà prima del 9 di Aprile…
Su cose di questo tipo si può stare in silenzio? O si può stare in silenzio sui numeri, che da bustocco ritengo abbiano la loro bella importanza?
Al casello di Lainate transitano circa 300.000 veicoli di media al giorno, ognuno dei quali paga 1,2 euro. Totale annuo: oltre 157 milioni di euro. Una cifra superiore all’intero bilancio dell’ente Provincia di Varese. Superiore anche al costo inizialmente previsto per la Malpensa – Boffalora. Non oso pensare a quali cifre si arrivi sommando anche gli introiti dei caselli di Besnate e Cavaria.
Dobbiamo stare in silenzio? Subire sempre come pecore tosate e incolonnate? Accettare anche l’ennesimo sberleffo di un aumento del 20% in due anni?
Io credo di no, e credo che sia il momento anche per i pendolari e per chi viaggia di alzare la voce contro una vera e propria ingiustizia.
Solo se saremo uniti, se l’intero territorio supporterà questa giusta protesta possiamo pensare di spuntare qualcosa.
Io ci provo. Ci siete anche voi?
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