Tsunami, allo studio nuovo sistema di allerta

Un pool di esperti di 30 paesi riunito a Bridgetown per cercare un un piano d’azione per valutare i rischi

I rappresentanti di 30 Paesi della regione caraibica si sono riuniti ieri a Bridgetown per studiare la realizzazione di un nuovo sistema di allerta in caso di maremoti. Fino a giovedì gli esperti studieranno un piano d’azione per valutare i rischi e scambiare rapidamente informazioni di carattere climatologico tra i Paesi parte del programma. Al convegno – il primo di questa portata nei Caraibi un anno dopo il disastroso tsunami che ha provocato circa 220.000 morti nell’Asia sud-orientale – partecipano anche rappresentanti dell’Organizzazione dell’Onu per l’Educazione, la scienza e la cultura (Unesco) e dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), che si sono confrontati con i colleghi sui pochi dati disponibili. Dal 1942 nella regione sono stati segnalati ben 10 maremoti, il peggiore dei quali, nel 1946, ha provocato circa 1.800 morti. Questi precedenti, secondo gli esperti, dimostrano ampiamente che nella regione caraibica è reale il rischio di tsunami e che, a fronte di una popolazione cresciuta negli ultimi 60 anni fino ad arrivare a circa 35 milioni di persone, fin qui poco o nulla è stato fatto per prevenire eventuali catastrofi. La soluzione è rappresentata dall’installazione di sistemi di allarme rapido, su modello di quelli esistenti al momento negli Oceani Pacifico e Indiano, nel Mare Mediterraneo e nel nord-est dell’Oceano Atlantico, che avvertano in tempo la popolazione e garantiscano la possibilità di evacuare i civili residenti nelle zone costiere.

(Misna.org)

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Pubblicato il 11 Gennaio 2006
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