Turchia, sulla strada della democrazia tra processi e diffidenza
Lo stato guidato da Erdogan mantiene leggi che rallentano l'iter di ingresso nell'Unione, aumentando la diffidenza dell'opinione pubblica europea
Nonostante l’UE abbia aperto ufficialmente il 3 ottobre 2005 i negoziati di adesione con la Turchia, alcuni "incidenti" destano preoccupazione ed accrescono le riserve dell’opinione pubblica circa l’entrata di un paese così grande e culturalmente così diverso nell’Unione.
Gran parte dei timori ruotano intorno al controverso art. 301 del nuovo codice penale turco, che prevede una pena fino a quattro anni di carcere per reati quali la diffamazione dell’identità nazionale turca o l’insulto alle istituzioni pubbliche.
Sulla base di questo articolo Joost Lagendijk, deputato olandese al Parlamento europeo e presidente della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia, è al centro di un’indagine da parte delle autorità turche per aver criticato, nel corso di un discorso ad Istanbul, lo scorso dicembre, l’esercito del paese. La vicenda, inoltre, ha sollevato la questione dell’immunità dei parlamentari europei in Turchia, non essendo chiaro se questo paese riconosca o meno tale immunità prima dell’adesione. Lagendijk, da sempre sostenitore dell’entrata del paese nell’Unione, resta, nonostante ciò, dello stesso avviso e ribadisce che la Turchia può dimostrare di essere un paese moderno ed europeo affrontando e discutendo temi delicati come la libertà di espressione e la libertà di opinione.
Un altro caso che suscitato l’attenzione del mondo intero è quello dello scrittore di fama internazionale Orham Pamuk, che è incorso nei rigori dello stesso articolo per aver dichiarato ad un giornale svizzero, nel febbraio scorso, che "30.000 curdi ed un milione di armeni sono stati uccisi in queste terre, e nessuno, a parte me, osa parlarne". Attualmente il processo è aggiornato all’inizio di febbraio, e si svolgerà probabilmente alla presenza di una delegazione del PE. Tale processo non è evidentemente in linea con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la libertà di espressione è uno dei principi fondamentali che la Turchia deve rispettare.
Il caso più recente riguarda l’eurodeputato greco cipriota Marios Matsakis, anch’egli membro della delegazione alla commissione parlamentare mista EU-Turchia, accusato di aver insultato l’esercito turco rimuovendo una bandiera turca da un avamposto militare nella parte norddell’isola a novembre. Matsakis è stato nuovamente arrestato il giorno di S. Silvestro mentre portava un regalo al leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat. La corte militare ha deciso di sospendere il processo fino alla scadenza dell’incarico di Matsakis al PE, nel 2009.
Naturalmente queste vicende non giovano né all’immagine della Turchia in Europa, né al proseguimento dei negoziati di adesione, sui quali pesano ancora alcuni "problemi", fra cui il mancato riconoscimento del genocidio degli armeni ed il non riconoscimento della repubblica di Cipro.
Bisogna inoltre ricordare che in molti stati membri, fra cui la Francia (paese in cui il timore dell’ingresso della Turchia ha rappresentato una delle motivazioni del no al referendum sulla costituzione europea, nel maggio scorso), l’opinione pubblica si schiera decisamente contro l’entrata della Turchia nell’Unione europea.
Tutto è ancora da decidere quindi, ma la Turchia deve proseguire sulla via della democratizzazione, delle riforme e del rispetto dei diritti dell’uomo.
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