Il giro del mondo con Piergiorgio Odifreddi e Amor di libro
Oltre duecento persone venerdì sera hanno partecipato all'incontro con il celebre logico-matematico torinese
Mai avrei immaginato di fare il giro del mondo sotto il tunnel di “Amore di libro”. E non l’ho percorso attraverso le migliaia di testi esposti. E’ stato "quell’impertinente" di Piergiorgio Odifreddi a portarmi in viaggio per due ore di incontro in occasione della presentazione del penultimo libro del professore, “Il matematico impertinente”, appunto.
Longanesi ha sicuramente trovato in questo lucido esempio di attivismo personale una strada percorribile per diffondere concetti fondamentali per ogni essere umano, mutuati sicuramente da quel settore "tanto ostico" che è la matematica.
Il filosofo-logico-matematico è uno spettacolo della divulgazione scientifica. E non solo. Odifreddi, infatti, è riuscito ad attraversare con il suo testo gli aspetti più salienti del nostro globo terracqueo attraverso una tecnica già consolidata in antiche speculazioni, quella delle interviste “virtuali”.
Incontrare Hitler, Newton o Archimede con tanta lucidità e ironia, tanto quanto Chomsky, Dalai Lama e Nash vuol dire incontrare la filosofia di vita di Piergiorgio Odifreddi e riconoscervi un percorso personale.
Lo studente ha studiato in Unione Sovietica: “Come soffro al ricordo della sua esistenza”.Il professore insegna a Torino e in America: “A Torino non è molto diverso da Varese… Con l’America ho un rapporto di amore e odio”. L’uomo vive nel mondo: “I falsi miti della modernità ripercorrono solo la storia”.
Non si stanca di raccontare e di raccontarsi, anche in condizioni disagiate. Il suo incontro ha richiamato un nutrito pubblico (almeno 200 persone), stipato nella saletta conferenze del “tunnel dei libri” e straordinariamente variegato. Gli unici che mancavano erano i presenzialisti dei salotti.
Per caso, o per volontà, il professore davanti ad una precisa domanda del giornalista Michele Mancino, «Una funzione può essere poetica?», risponde dimostrando come i matematici siano politici e con un’ovvia esemplificazione americana.
L’oratore finge stupore quando l’intervistatore gli fa notare di aver confuso politica per poetica e senza battere ciglio si avvia sull’equazione tra poetica e politica.
Chi, come me, ha sempre associato la matematica ad un annoso problema, rimane affascinata da un logico che nell’ennesima dimostrazione della necessaria connessione tra i due emisferi celebrali si rifiuta di utilizzare una penna quando si accorge che è un gadget abbandonato sul tavolo da un candidato di emisfero sconosciuto.
Il lato destro e quello sinistro del nostro cervello probabilmente rappresentano poetica e politica. Ma purtroppo la funzione passa attraverso la partecipazione.
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