La prima fumata nera dei varesini
La giornata commentata da alcuni dei neoeletti parlamentari della provincia di Varese
Una giornata iniziata alle 16, almeno dal punto di vista della politica e delle
istituzioni, quella che oggi ha visto riunito il Parlamento in seduta comune per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Una giornata che, come è ovvio, ha riguardato anche la delegazione di parlamentari varesini, alcuni dei quali raggiunti ad urne ancora calde.
Proprio come il senatore Udc Graziano Maffioli (nella foto), che nella prima giornata di votazioni per il Presidente della Repubblica non lesina critiche rivolte al comportamento della maggiornaza: «L’accordo lo vedo ancora lontano, la mia meraviglia consiste tuttavia nel fatto che dopo aver lanciato la candidatura Napolitano la sinistra abbia votato scheda bianca».
Stanco, ma soddisfatto del lavoro fin qui fatto anche Daniele Manrantelli (nella foto qui sotto), parlamentare eletto a Varese nelle liste dell’Ulivo. «Ho votato scheda bianca ma non ho dimenticato l’insegnamento di una battuta che Don Camillo fece a Peppone quando quest’ultimo, da sindaco di un piccolo comune, divenne parlamentare: “Qui sei sindaco, a Roma conterai come una pallina nell’urna”. Ecco, oggi non mi sono per nulla sentito una pallina nell’urna: con tutta l’umiltà possibile non corro questo rischio perché i valori di onestà e giustizia con i quali mi sono formato nella mia gioventù li ritengo attualissimi per il compito che qui
devo assolvere».
La votazione di questo pomeriggio ha dimostrato una Lega leale verso la coalizione di Centrodestra, come affermato lo stesso Roberto Maroni a Repubblica: «Per lealta’ verso la coalizione voteremo al primo scrutinio Gianni Letta, tranne i due capigruppo che voteranno per Umberto Bossi, perche’ siamo leali si’ ma non certo succubi o subalterni o un’appendice della Cdl».
«Siamo ancora agli inizi – ha commentato Sabina Siniscalchi parlamentare varesina di Rifondazione Comunista -. La proposta di trovare in Napolitano un candidato comune, che potesse mettere d’accordo le forze politiche, non è andata a buon fine e perciò l’Unione voterà scheda bianca come indicato da Romano Prodi. L’obbedienza suona come una virtù in questo momento poiché la priorità, ora, è quella di garantire la stabilità al Paese».
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