Non ricominciamo con la caccia alle streghe
Il segretario generale della Cna interviene su alcuni temi della situazione economica e del lavoro autonomo
La situazione politica ed economica è estremamente delicata e i timidi segnali di ripresa che sembrano palesarsi richiedono di essere assecondati e non spenti con dichiarazioni improvvide e fuori luogo, quali quelle ascoltate in questi giorni da alcuni esponenti del nuovo Governo.
In questo passaggio serve grande serietà.
Mettere sul banco degli imputati il mondo del lavoro autonomo e delle piccole imprese e farne il capro espiatorio dei conti pubblici dissestati non è un’operazione particolarmente originale e sarebbe un errore drammatico del governo.
La vera priorità, in questa fase, è invece cercare di capire in tempi rapidi di quanto i conti non sono allineati e, in tempi altrettanto rapidi, assumere le misure necessarie; tenendo presente, comunque che aumentare la pressione fiscale, o contributiva, creerebbe enormi difficoltà alle piccole imprese e finirebbe per gelare buona parte delle prospettive di ripresa.
Il che non significa che non si debba intervenire.
Ma siccome noi siamo convinti che un’ analisi seria farà emergere che la colpa del dissesto dei conti non è degli autonomi, ma della crescita fuori controllo della spesa pubblica, non possiamo accettare che sia colpito, per una sorta di riflesso condizionato, chi è senza colpa.
La C.N.A. è fiera e gelosa della sua autonomia ed è abituata a misurare i governi sulla base di ciò che dovrebbero fare e di quello che fanno.
E in questo momento difficile la priorità assoluta è che si riavvii subito il confronto con le parti sociali : è un metodo di lavoro che ha funzionato nella situazione quasi disperata del 1992 e che ha dato buoni risultati anche nel 1998, quando, proprio con Visco, si crearono le condizioni per la realizzazione degli studi di settore, un’esperienza nella quale le Associazioni di categoria hanno riversato impegno, competenza e un grandissimo senso di responsabilità.
E i cui risultati e la cui evoluzione non possono essere messi in discussione con la fiera dei luoghi comuni che sta imperversando in queste prime settimane del nuovo Governo.
Come quando si rispolverano statistiche che raccontano di piccoli imprenditori che denunciano redditi inferiori a quelli dei loro dipendenti, dimenticando che in Italia vi sono oltre 5 milioni di piccole imprese e di lavoratori autonomi e che ogni anno nascono circa 600mila nuove imprese che, proprio perché nuove, hanno una bassa, o addirittura nulla, capacità contributiva e che, sempre ogni anno, altre 550mila imprese muoiono e quindi non producono reddito.
E facendo finta di non ricordare invece che circa l’80% della piccola impresa e dei lavoratori autonomi sono in linea con gli studi di settore».
La verità è che in questi anni il senso della legalità si è di molto attenuato e che le politiche dei condoni e dei concordati hanno prodotto un decadimento del senso di responsabilità e della cultura del dovere in cui hanno prosperato i peggiori e di cui hanno sofferto i tantissimi imprenditori onesti. Quelli legati al territorio e al lavoro, quelli che non possono e nemmeno vogliono delocalizzare la produzione.
Per ricuperare e restituire loro fiducia, ora, è necessario evitare la caccia alle streghe ma lavorare seriamente e concretamente : il Paese ha tutte le potenzialità per ritornare a crescere ma per farlo ha bisogno delle condizioni giuste e che si eviti di dividerlo tra buoni e cattivi basandosi su numeri taroccati e su soluzioni miracolistiche preconfezionate.
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