Approvate modifiche a legge regionale sulla caccia
Via libera in commissione “Attività produttive”
Via libera definitivo dalla Commissione regionale “Attività produttive” presieduta da Carlo Saffioti (FI) ad alcune modifiche alla legge regionale n°26 del 1993 che disciplina l’attività venatoria, con l’obiettivo di fare chiarezza su alcune dubbie interpretazioni normative in essa contenute e sollevate da casi giuridici generati da ricorsi di associazioni ambientaliste. Hanno votato a favore Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Nazionale e Margherita, contrari Democratici di Sinistra, Verdi, Rifondazione Comunista e Silvia Ferretto. Il provvedimento, all’ordine del giorno del Consiglio regionale di martedì 11 luglio, era stato ritirato ed era ritornato all’esame della Commissione a seguito dei numerosi emendamenti (oltre un centinaio) e di 122 ordini del giorno presentati dal Gruppo dei Verdi.
“Avevamo accettato di riportare il provvedimento in Commissione per dare alle opposizioni e ai Verdi in particolare un segnale di apertura e di disponibilità al dialogo –ha detto in apertura di seduta il vicecapogruppo della Lega Nord Giosuè Frosio– ma davanti al perdurare dell’ostruzionismo scorretto e pretestuoso dei Verdi, ci ritroviamo costretti a votare nuovamente il provvedimento e riportarlo tale e quale all’attenzione dell’aula già nella prossima seduta, disposti anche a stare sui banchi consiliari nelle giornate festive pur di vederlo quanto prima approvato”.
Con il voto di oggi, la Commissione ha modificato il comma 3 dell’art.13 sopprimendo le parole “utile alla fauna selvatica”: in questo modo la legge indica l’intero territorio agro-silvo-pastorale nella sua concezione generale, non essendo possibile a fini normativi stabilire quale di questo possa essere “più o meno utile alla fauna selvatica” (ad esempio, rientrano in questa tipologia territoriale anche aree limitrofe ad abitazioni e strade, che il giudice nella precedente formulazione dell’articolo avrebbe potuto però interpretare come non utili alla fauna selvatica). Detto territorio resta destinato, per una quota dal dieci al venti per cento in zona Alpi e per una quota dal venti al trenta per cento nel restante territorio, a protezione della fauna selvatica, e in dette quote restano compresi i territori ove è comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni.
Un’ ulteriore modifica al comma 4 dello stesso articolo indica la necessità di “prevedere interventi atti ad agevolare la sosta e la riproduzione della fauna” solo nelle aree protette (nella precedente formulazione, tali interventi potevano essere intesi come necessari anche in aree limitrofe a strade e abitazioni).
Da ultimo nell’articolo 14 della legge regionale 26 si stabilisce che i piani faunistici provinciali avranno validità permanente (e non più quinquennale) e potranno così essere modificati dalla Provincia stessa a seconda delle necessità che si dovessero di volta in volta manifestare.
“Sono soddisfatto –commenta il presidente della Commissione Carlo Saffioti (FI)– perchè sui temi della caccia si sta registrando ultimamente una adesione e una sensibilità che vanno al di là degli schieramenti politici, garantendo i sacrosanti diritti dei cacciatori contro le lobby dell’integralismo e del fondamentalismo ambientalista. Ci impegneremo ad approvare definitivamente in aula questo provvedimento –conclude Saffioti– già entro il prossimo fine settimana, permettendo così alla Provincia di Bergamo di porre rimedio ad alcune decisioni penalizzanti che è stata costretta ad assumere modificando il Piano Faunistico, a seguito della nota sentenza del Consiglio di Stato”.
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