Apre a settembre il cantiere della Luino-Ponte Tresa

Assegnati ad una ditta dell'Ossolano i lavori di ricostruzione del tratto di strada franata durante l'alluvione del del 2002

Finalmente l’annuncio che tutti attendevano da anni. Sono stati aggiudicati i lavori di ricostruzione del tratto di strada provinciale 61 inghiottiti dall’alluvione del 2002. tra Cadegliano – Cremenaga e Lavena Ponte Tresa. Sarà la Impredil di Villadossola (Verbania) la società chiamata a ricostruire la provinciale. Nel novembre di quattro anni fa una Tresa in piena dopo un mese di precipitazioni, la spazzò via per un tratto di 150 metri (nella foto il tratto feanato durante la piena), interrompendo i collegamenti stradali fra Porto Ceresio e Luino, semi-isolando Cremenga e costringendo gli automobilisti a scegliere percorsi alternativi ma ben più lunghi e tortuosi.

L’aggiudicazione, ancora provvisoria in attesa del controllo sulla documentazione presentata, è avvenuta questa mattina martedì 25 luglio, al termine della gara d’appalto indetta dalla Provincia e seguita dall’assessorato alla viabilità.

La ricostruzione della carreggiata e il rinforzo del versante montuoso costeranno 750 mila euro, interamente messi a disposizione da Villa Recalcati. «Ho mantenuto fede alle promesse che avevo fatto in primavera – commenta soddisfatto l’assessore alla viabilità, Carlo Baroni, pungolato l’aprile scorso persino da Striscia la Notizia – aprire i cantieri entro l’autunno. Se dalla valutazione della documentazione prodotta da Impredil non emergeranno problemi, si passerà all’aggiudicazione definitiva e, molto probabilmente con settembre, apriremo il cantiere».L’opera completa, secondo le stime, sarebbe costata intorno ai 12 milioni di euro, cifra che la Provincia non poteva investire e che neppure ricorrendo ai finanziamenti regionali si riusciva a mettere insieme anche perché lo Stato non sembrava disposto a scucire un centesimo. Risultato, il progetto di costruzione del nuovo viadotto è stato (temporaneamente) accantonato e Villa Recalcati – la sede della Provincia di Varese – ha finanziato i lavori di ripristino della vecchia “61” «almeno per garantire un minimo di normalità nella zona» spiega Baroni.

I controlli fin qui attuati non hanno segnalato particolari pericoli. Quanto però sia instabile la zona del Vallone, lo sanno bene i tecnici della Provincia chiamati già in passato a “curare le ferite” lasciate nel terreno dagli smottamenti frequenti e da vere  e proprie  frane. Con l’indicazione del nome dell’azienda si chiude almeno temporaneamente una vicenda che si era aperta agli inizi di novembre del 2002 quando dopo un ottobre particolarmente piovoso che aveva ingrossato tutti i corsi d’acqua del Varesotto, la Tresa in piena inghiottì quel tratto di provinciale posto in territorio di Cadegliano ma ad un passo da Cremenaga. Passata l’emergenza causata dalle precipitazioni si cominciò ad immaginare la ricostruzione.

 L’argine del fiume logorato dalla forza della corrente fu rinforzato con massi ciclopici donati dalla Protezione civile del Malcantone.

Il progetto per evitare nuove interruzioni – che consisteva in un mini-viadotto – fu studiato di comune accordo con i tecnici del Dipartimento del territorio del Canton Ticino e presentato un anno e mezzo fa nella sua veste definitiva. Che ne sarà della variante studiata da varesotti e ticinesi? Ancora Carlo Baroni: «E’ la soluzione che riteniamo ideale per il tratto di Cremenaga. La provinciale rischia di essere sottoposta in futuro a nuove cadute di massi e terriccio anche se per evitare questo rischio, – conclude Baroni – provvederemo a stendere altre reti parasassi. Ma il progetto che abbiamo studiato con i ticinesi era e resta valido a tutti gli effetti. Ciò significa che non smetteremo di ricercare anche i necessari finanziamenti».

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Pubblicato il 25 Luglio 2006
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