Cosa accomuna Calderoli e Michele Serra
Finalmente scoperta l’origine del buco di bilancio che costringerà il governo Prodi alla manovra straordinaria: è lo stipendio del direttore della galleria degli Uffizi di Firenze. Il quale, per mandare avanti uno dei musei più visitati del mondo, uno dei più smisurati tesori d’arte dell’umanità, si mette in tasca il 27 di ogni mese l’iperbolica cifra di 1600 euro. Meno di quanto poteva permettersi una delle sgallettate che passavano per il divano di Salvo Sottile – come ha fatto notare sul Sole 24 Ore Riccardo Chiaberge – addirittura il 3% dello stipendio del presidente di Rai Corporation, che in teoria dovrebbe essere la maggiore azienda culturale del paese. Lo stipendio miserrimo del direttore degli Uffizi non è nemmeno dettato da questioni di mercato, come ogni turista che si reca a Firenze può constatare dando un’occhiata alla coda interminabile in perenne attesa fuori del museo. E’ un caso di vergognosa sciatteria, punto e basta.
GENIO O CRETINO? – Mettiamoci d’accordo: Varese che, come molte altre province del nord, ha consegnato una netta prevalenza dei sì al referendum sulla costituzione, rappresenta la parte più intelligente e moderna del paese (come sostiene la Lega) o quella più gretta e retriva (come usa dire la “gauche caviar”)? Due affermazioni tanto opposte, evidentemente, non possono convivere, anche se a ben guardare c’è un punto di partenza che accomuna il leghismo più acceso e la sinistra col birignao, le sparate di Calderoli e i lazzi di Michele Serra. Entrambi considerano il Nord (e la Lombardia e Varese) popolate da genti ansiose solo di farsi i cavolacci loro, prendere a calci gli immigrati e ingozzarsi di polenta. E invece qui convivono i padroncini della fabbrichetta e le mostre su Van Gogh, il vizio di evadere le tasse e i record nazionali di adesione al volontariato. Insomma, un quadro molto meno caricaturale di quello che ci sentiamo sottoporre ormai con fastidiosa frequenza. Prima lo capiamo e meglio è.
CHE CAVALIERE! – C’è qualcuno, a Varese, che può ritenersi “persona informata dei fatti” sullo scandalo delle vallette Rai? Sì, è l’attuale direttore di Raidue Antonio Marano che intervistato dai giornali nei giorni scorsi non si tira indietro. Domanda: ha ricevuto pressioni politiche per far passare in video questa o quella ragazza? Risposta: “Certamente!”. E chi sarebbe la fortunata? La soubrette Mara Carfagna, ora divenuta deputata di Forza Italia dopo candidatura in un collegio arcisicuro. Ulteriore domanda: e chi sarebbe il politico che la sponsorizzava? Ma a questo punto a Marano nostro si secca la gola: “Questo non ve lo dirò mai”. Ma bravo! Il nome della povera Mara viene gettato con baldanza nel tritacarne dell’opinione pubblica e il suo potente padrino viene invece salvaguardato con solidarietà maschile di dubbio gusto? All’onorevole Carfagna un mazzo di rose virtuali da parte dei post it, a Marano un manuale di buone maniere.
ASFALTATEMI QUESTO – Ecco che fine fanno i progetti di costruire le autostrade Varese – Como, le Pedemontane, le mille bretelle e sovrappassi che fino a pochi mesi fa venivano declamate con disinvoltura in campagna elettorale: tutta carta straccia. Come era facile prevedere, alla luce del fatto che Anas non ha una lira in saccoccia e salvo miracoli dovrà chiudere addirittura chiudere i cantieri attualmente in essere. E se qualcuno dei tanti che solo pochi mesi fa soffiavano nel trombone facesse un minimo di autocritica? E se anche la stampa, alla prossima sparata – ce ne saranno ancora, oh, se ce ne saranno! – ci andasse un filo più cauta?
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