Dal Festival di Locarno un appello per la pace
Oltre 100 artisti da tutto il mondo intervengono sulla guerra Israele-Libano, rifiutandosi “di continuare ad essere i muti testimoni di questa cieca strategia di distruzione”. Primo bilancio del festival
Un lunedì tutto sommato senza proiezioni eccezionali ci da l’occasione di trarre un primo bilancio di questi giorni di Festival.
Complessivamente la nuova direzione di Frèderic Maire sta confermando la tradizione di ricerca e sperimentazione dell’appuntamento svizzero, introducendo al contempo alcune novità di rilievo come la competizione nella rassegna Cineasti del Presente.
La rassegna che guarda al cinema “che si muove tra finzione e realtà” (indicazione vaga che sembra stimolare la fantasia dei selezionatori e dei realizzatori), appare oggi come la vera e più interessante competizione del festival con i suoi 24 lungometraggi dai quattro angoli del globo.
La rassegna era, come dicevamo, nuova e quindi quasi nessuno si era disturbato a fare pronostici tuttavia erano particolarmente interessanti “la silla” dello spagnolo Wallovits, che non ha deluso, il cileno “la rabia” di cui si è già discusso, e l’opera prima di F. Choffat, “la Vrai vie est ailleurs” (ancora non presentato).
A questi si possono aggiungere il rappresentante italiano “Schopenauer” di Gianni Maderna e la sorpresa iraniana “Qualche chilo di datteri per un funerale”, forse il più convincente in assoluto.
Quando ancora una decina di film restano da essere presentati possiamo dire che tutti i citati (con l’eccezione probabile del cileno) possono essere considerato candidati attendibili alla vittoria.
Rimane invece un mistero che fine abbia fatto l’altro film italiano segnalato da catalogo ma asente dalle proiezioni “Sotto la stessa luna” di Carlo Luglio.
Più deludente la competizione internazionale che, del resto, non è mai stata il pezzo forte di Locarno, una lunga fila di delusioni da Half Nelson ( peraltro gradito dal pubblico), al coreano Don’t look back, forse penalizzato da un’eccessiva attesa, tutto sommato non è un brutto film.
Per non dimenticare la più pesante: Mare Nero di Roberta Torre.
Giudizi contrastanti hanno invece accompagnato il canadese “Black eyed dog” e il britannico “the lives of the saint” e mentre il catalano “dies d’agost” è uscito prestissimo dalla considerazione del pronostico e il pur bello “Jimmy della collina” non c’è mai entrato, l’attenzione si volge su “Der mann von der bottschaft” e sullo spagnolo “AGUA”, ma alcuni possibili pezzi da novanta devono ancora scendere in campo con l’iraniano “Fireworks Wednesday” di Asghar Farhadi particolarmente interessante (in programma da mercoledì).
Un’altra novità di quest’anno poi è la presenza di una sorta di “superpremio” che andrà al miglior film (e ai migliori interpreti) delle due rassegne combinate; per quanto visto finora i cineasti del presente ci sembrano avere maggiori probabilità ma, forse, è ancora presto per parlare.
A caratterizzare la giornata di oggi un momento fortemente politico, non il primo vista l’attenzione al diritto internazionale umanitario che si era dipanata venerdì e sabato dopo la proiezione de “la lista di Carla” documentario dedicato alla Procuratrice del Tribunale sulla ex juogoslavia e seguito da un dibattito con la stessa procuratrice e i vertici politici della Svizzera ( tra loro il senatore ticinese Dick Marty, autore del famoso rapporto del Consiglio d’Europa sui voli segreti della CIA).
Sabato il Presidente Leuenberger e il ministro della Cultura Couchepin avevano lodato il festival per la sua grande apertura marcata simbolicamente dalla presenza di film libanesi, israeliani e arabi, oggi questa realtà si è concretizzata in una dichiarazione politica, assolutamente spontanea e non preparata di oltre 100 operatori del cinema di moltissimi paesi presenti a Locarno, sulla quale si può leggere: ”Noi cineasti, artisti, intellettuali e cittadini elvetici ci rifiutiamo di continuare ad essere i muti testimoni di questa cieca strategia di distruzione”, seguono parole dure soprattutto nei confronti di Israele e le firme di molti semplici cittadini e di nomi noti del cinema come Alain Tanner e Samir.
Da Locarno quindi un appello per la pace che, si spera, possa essere ascoltato nelle stanze del potere di tutte le capitali coinvolte nel conflitto medio orientale.
Segnalazioni dell’8 agosto:
Martedì 8 agosto programma speciale con la “giornata del Cinema Svizzero” fortemente sostenuta dalla RTSI e dalla sua casa madre la televisione nazionale SSR SRG Idèe Suisse, durante tutto il giorno anteprime, retrospettive, incontri e conferenze che culmineranno con l’anteprima serale in Piazza Grande di “Mon Frère, sé marie” Jean – Stephane Bron.
Per il concorso internazione alle 16:15 al Fevi esordisce il film Romeno “Paper will be Blue”di Radu Muntean e alle 14.00 il più atteso Body Rice di Hugo Vieria da Silva (Portogallo).
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