I cinesi giudicano le università: per l’Italia è doccia fredda
La tradizionale classifica pubblicata dall'ateneo di Shangai evidenzia senza pietà l'enorme divario tra la preparazione tecnico scientifica statunitense ed europea
L’Italia ha pochi laureati. E quelli che ci sono, hanno ricevuto una preparazione comunque “mediocre”. Così la pensano i cinesi dell’università Jiao Tong di Shanghai che ogni anno stilano l’Academic Ranking of World, valutando i 500 principali atenei del mondo: dall’America all’Europa, dal’Asia all’Oceania.
Il primo ateneo italiano staziona in centesima posizione. È la Sapienza di Roma, che dallo scorso anno ha perso ben tre posti. Scendendo nella classifica troviamo sparse la Statale di Milano e le università di Pisa, Firenze, Padova, Torino e Bologna.
La classifica, pubblicata ogni anno, è basata in particolare sull’importanza della ricerca scientifica svolta presso le università considerate. I fattori determinanti sono la qualità dell’educazione fornita, quella del corpo docente, la produttività di docenti e ricercatori oltre all’efficienza. In particolare interessano il numero di ex allievi premi Nobel, la quantità di ricercatori citati dalla letteratura scientifica, in specie, dalle riviste "Nature" e "Science", nonchè dal numero di ricercatori assunti.
Come ogni classifica, però, ci sono alcuni aspetti contestabili come la scelta degli indicatori che penalizzano le università più votate alle materie umanistiche oppure la predilezione per le riviste scientifiche cartacee nonostante la crescente importanza del web.
I parametri prescelti, quindi, spiegano bene perchè gli atenei americani non hanno rivali. In effetti tra Harvard e Stanford si inserisce la britannica Cambridge che limita lo strapotere a stelle e strisce: si salvano poi Oxford al decimo posto e l’università di Tokio al diciannovesimo.
Nell’Europa continentale, si difendono bene la Svizzera con lo Swiss Fed Institute of Technology di Zurigo (ventisettesimo), l’Olanda con l’università di Utrecht (quarantesima), la Francia con la Paris VI (quarantacinquesima), la Svezia con il Karolinska Institut di Stoccolma (quarantottesimo) e la Germania, con la Statale di Monaco di Baviera (cinquantunesima).
Un risultato, come dicevamo, che non sorprende, viste le condizioni in cui versa la ricerca nostrana. Un risultato, però, che dovrebbe far scattare un campanello d’allarme anche in Europa per il crescente divario nella preparazione tecnico scientifico tra vecchio e nuovo continente.
La classifica degli atenei pubblicata da Repubblica
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