Indulto: le precisazioni di Zappoli

Ospitiamo l'intervento del consigliere comunale varesino di Rifondazione riguardo al discusso provvedimento

Pubblichiamo il contributo del consigliere comunale di Rifondazione Angelo Zappoli sul tema dell’indulto.

Dal governo Berlusconi abbiamo ereditato una situazione carceraria specchio della condizione sociale più degradata del paese: non solo per gli oltre 60mila detenuti a fronte di una capienza di poco più di 40mila, ma per la sua composizione umana, sociale, etnica, anagrafica, aggravata dalle leggi della destra (su tutte la Bossi-Fini e quella sulle droghe) che ne ha fatto esplodere tutti gli argini di sopportabilità. Da questo è emersa la necessità dell’indulto, richiesto da anni dalle associazioni di volontariato dentro e fuori le carceri, e, dalle condizioni parlamentari, é emersa la legge votata, che può non interpretare il senso comune immediato, determinato da spinte e culture regressive, ma che introduce una chiave di lettura della società, del rapporto tra cambiamenti sociali e costruzioni istituzionali, tra libertà individuali, diritti collettivi e sicurezza sociale.
Ma cosa é veramente l’indulto? Va detto che, in quanto atto di clemenza che agisce sulla pena, la Costituzione ne impone il carattere di generalità e che la Corte Costituzionale ha indicato come esclusi i reati che provocano grande allarme sociale: strage, terrorismo, violenza sessuale, pedofilia, sequestri e tratta di persone, schiavitù, produzione e traffico di stupefacenti con relativo riciclaggio dei proventi, usura, mafia e tutti i reati aggravati dal favoreggiamento alla mafia.
Vanno anche spiegatialcuni effetti reali, tra quei casi simbolo amplificati e falsati:
1) Non è un colpo di spugna, non cancella il reato, ma condona tre anni a fine pena. Presuppone che un processo ci sia stato, che una responsabilità penale sia stata accertata, una condanna sia stata inflitta.
2) Non cancella i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione. Incarcerati per questa tipologia di reati erano poco più di 60 persone:finanzieri, manager, corruttori e corrotti non hanno il problema della difesa, hanno avvocati in grado di reggere i processi e di evitare il carcere. Previti, 70 anni, in virtù della legge, scontava la pena agli arresti domiciliari: uno sconto di pena di tre anni non gli cancellerànè reato nè penanél’interdizione dai pubblici uffici.
3) Non cancella il risarcimento civile delle vittime enon mette a rischio la sua concessione, come nei casi legatiall’amianto oagli infortuni sul lavoro o per le vittime del caso Parmalat. Quasi mai per questi reati sono stati dati più di tre anni di reclusione:per questo nessun padrone è mai andato in galera.
4) Non fa uscire dal carcere nessun mafioso. L’indulto esclude il reato di associazione mafiosa e tutti i reati ad esso collegati. Mentre include il voto di scambio, articolo inapplicato del codice. Quando si parla di mafia si sa che i voti non si scambiano con denaro, ma all’interno di un sistema di relazioni e di potere nel quale si controllano appalti, concessioni edilizie, piani regolatori, finanziamenti pubblici. Non è un caso che in 15 anni sia stato applicato una sola volta, mentre si applica l’aggravante per favoreggiamento mafioso, esclusa dall’indulto, con quale vengono istruiti oltre il 70% dei processi per estorsione e pizzo che, così, assieme all’usura non beneficiano dell’indulto.

Chi, da sinistra, ha condiviso l’indulto l’ha fatto per riportare il carcere, luogo di espiazione della pena, ma anche di dolore sociale, allo spirito costituzionale, per misurare, anche attraverso la capacità di recupero sociale, la qualità più generale della civiltà giuridica e della democrazia del nostro paese. Per motivare l’indulto si è talora insistito sul problema del sovraffollamento delle carceri, dando al provvedimento un carattere di realismo, piuttosto che insistere sull’atto di clemenza e anche di nuova fiducia sociale nei confronti di chi ha sbagliato. Non é un caso:ancora si fa fatica ad affermare il valore della clemenza e del perdono.
Ma la clemenza e il perdono possono appartenere ad una cultura di sinistra e la loro affermazione contrasta davvero con il rigore e la legalità di cui tanti si fanno paladini?
Io ritengo che ne debbano fare parte, in quanto non si può attribuire totalmente e completamente al singolo individuo una colpa che quasi mai é sempre e solo di chi la commette.La clemenza implica la comprensione, per capire le cause del crimine,  migliorare ed educare non solo l’individuo, ma la società. Applicare rigore e legalità significa riportare il colpevole nelle regole che la società si è data, sapendo però che spesso sono da perfezionare. La punizione non ci esime dal comprendere e dal cambiare, mentre si cerca di riportare il “deviante” nelle regole e nella legge, e pietà e comprensione sono fondamentali per cambiare quel che riteniamo dannoso alla convivenza sociale. La punizione ci vuole, ma da sola non basta se concentra tutto sulla colpa dell’individuo ed esime da altre analisi.Per questo penso che non fosse “più a sinistra” chi criticava l’indulto, ma che si debba porre concretamente il problema di che cosa fare “dopo”, non solo come soluzione ai casi individuali, ma come questione sociale, affinché chi è uscito dal carcere non ci torni, chi ci entra trovi condizioni umane e chi deve rispondere alla giustizia lo debba e possa fare in tempi rapidi e certi.

Contro l’indulto si sono ricercati facili consensi, anche con demagogia e semplificazioni forcaiole (pena esemplare, “vendetta” sul reo come elemento essenziale del vivere civile), manifestando la rinuncia ai principi di tolleranza e di umanità, affermati dall’illuminismo e dalla filosofia moderna. Tra gli argomenti spiccano il «non si approvano leggi col voto di Forza Italia» e il «niente indulto per i corrotti». Il primo si basa sulla distinzione tra principi e politica, ma quale é il principio? Se è la tolleranza, la clemenza, il diritto ad una detenzione in condizioni civili, allora il principio si difende anche a costo di fare accordi e rischiare consensi. Se il principio é la proibizione di fare accordi con FI, allora si rinuncia all’indulto. Il secondo argomento è quello di chi dice: condonare tutti, ma non i corrotti. In realtà il pensiero sotteso é “indulto sì”, ma non per i “nemici”, Previti e i 65 colletti bianchi. Se il principio è l’ostilità per il “nemico” e la difesa della propria identità, allora si rinunciaadogni idea “altra” di convivenza, di relazioni umane. Purtroppo c’è un’Italia, a destra, ma anche a sinistra, che accetta come valore la vendetta, che parla di giustizia, ma non sa far politica, trovare la propria identità, costruire una cultura, senza un nemico da sconfiggere e punire.

Tutto questo,con una campagna di disinformazione tuttora in corso, ha fatto percepire l’indulto, anche in fasce di opinione pubblica democratica e di sinistra, come un inciucio con la destra o addirittura una resa a corrotti e corruttori, padroni omicidi e politici mafiosi, mentre si tratta di un risultato frutto di anni di iniziativa politica da sinistra. Una campagna orchestrata, a destra, da chi ha lavorato in questi anni alla diffusione di una cultura “dell’ordine” intrisa di razzismo, paure, leggi del taglione, difesa del tabù della proprietà fino alla legittimazione del diritto d’uccidere, eavallata da chi, di una certa sinistra, non ha mai visto, negli anni di Berlusconi, che il paese reale non soffriva solo per i conflitti d’interesse, per le leggi ad personam, per la degenerazione privatistica della politica, ma soprattutto per gli effetti devastanti delle scelte liberiste, per l’impoverimento generale che ha spinto fino all’illegalità fasce di popolazione.
Per questo é stato giusto non limitarsi ad un antiberlusconismo relegato nella sfera etica, incapace di incontrare domande e bisogni sociali, incapace e forse disinteressato a prospettare un’alternativa di società. Per questo é stato giusto emanare l’indulto.

Angelo Zappoli,
Consigliere Comunale di Varese / Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

PS: Capisco l’intervento di Binelli ove riflette sul principio di legalità e sull’utilità di applicare correttamente le leggi, modificandole quando lo si ritiene necessario, senza derogarvi come metodo. Anch’io non ho condiviso condoni edilizi e fiscali, ma ritengo occorra l’onestà intellettuale di distinguere fra i provvedimenti di emergenza, sulla base del loro impatto sociale e dei soggetti cui si applicano. Tra l’indulto che scarcera il migrante comunque condannato, il condono che consente di evadere il fisco e la leggina che salva il potente dall’accertamento del reato, oltre che dalla pena, esistono differenze profonde nonostante il fatto che si possa essere sempre nella fattispecie del provvedimento di “sanatoria”.La volontà di ripristinare il principio di legalità, possibilmente una legalità non basata su logiche classiste o su politiche autoritarie e repressive, non esclude che si abbia la necessità di potersi mettere in questa condizione riducendo le situazioni di emergenza generate anche da pessime leggi.
Non capisco (…) l’intervento di Binelli quando mette insieme condono edilizio, condono fiscale, indulto ed immigrazione, solo per dimostrare che i vari provvedimenti aumenteranno la delinquenza e per attaccare la politica del Ministro Ferrero in materia di immigrazione. E’ vero che l’immigrazione clandestina genera anche violazione di leggi, ma il problema che Ferrero sta cercando di affrontare non é quello di come contrastare la clandestinità, ma quello di una politica capace di evitare la clandestinità, una politica di regole basate su diritti. Una politica diversa dal contrapporre lavoratrici e lavoratori italiani a lavoratrici e lavoratori immigrati per mantenere tutti in condizioni di debolezza economica e di ricattabilità. Ossia la politica perseguita dal governo Berlusconi, cui il partito di Binelli ha garantito una fedeltà superiore a quella di ogni altra forza politica, chiedendo CPT e tacendo sulle leggi ad personam.

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Pubblicato il 24 Agosto 2006
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