Monsignor Stucchi: «Un dono e una responsabilità»
L'intervento del vicario episcopale di Varese su IncrociNews, il settimanale on line della diocesi di Milano
Rivivo, scrivendo, due momenti celebrativi molto intensi e centrali nella vita della Chiesa diocesana: la Messa Crismale il mattino del Giovedì Santo con la consacrazione e la benedizione degli oli destinati a tutte le parrocchie, perché diventino possibili il dinamismo e l’esperienza sacramentale e la messa con l’ordinazione dei nuovi presbiteri, perché l’intero presbiterio diocesano custodisca come dono sempre vivo la freschezza della propria dimensione sacramentale, costitutiva della propria originale modalità di servizio a tutto il popolo di Dio in cammino sulle strade del mondo.
Senza queste due esperienze l’originale modalità di presenza della Chiesa nel mondo perderebbe la sua forza vera e non attingerebbe più alla sua stessa sorgente. Ma tutto questo non è finalizzato solo alla vita del presbiterio e all’esercizio del servizio sacramentale, bensì alla vita stessa dell’intero popolo di Dio, al cui servizio Gesù ha voluto il sacerdozio ministeriale, da esercitare dentro l’orizzonte ecclesiale, pastorale, antropologico che le due celebrazioni indicate suggeriscono e definiscono: un orizzonte di comunione irrinunciabile e un orizzonte di missione sperimentabile e praticabile solo a partire dalla dimensione di comunione.
Questo genera la missione stessa della Chiesa, perché celebrando ne svela il mistero profondo e così la mette in cammino nel mondo perché a tutti arrivi il Vangelo di Gesù come senso vero, pieno e definitivo della vita propria e altrui e col vangelo la grazia della fede, della celebrazione di ciò che si crede, dell’esperienza vissuta di ciò che si celebra.
La vita di ciascuno e di tutti è così chiamata in causa, raggiunta e trasformata, santificata in modo che ogni dimensione e condizione della vita stessa possa chiarirsi in Cristo e maturare come spazio esistenziale in cui l’essere umano si realizza nella stessa santità di Cristo.
Non si darebbe liturgia vera e compiuta se la vita non venisse raggiunta e rinnovata; non si darebbe rapporto con la vita quotidiana generato dalla celebrazione liturgica se questa non generasse o non tenesse viva la speranza necessaria per vivere bene e in pienezza.
E’ in questa luce e per questa esigenza oggettiva che ritengo la prossima settimana liturgica un dono e una responsabilità per la vita della nostra diocesi e in particolare, visto il luogo dell’avvenimento, per la zona pastorale di Varese.
Il tema di fondo della settimana e la sua articolazione quotidiana nei vari momenti di riflessione, celebrazione, preghiera, testimonianza e confronto tra esperienze ed ambiti diversi risulta quanto mai opportuno a cogliere alla sua radice la sfida della speranza, a sprigionare tutta la ricchezza vivificante del mistero pasquale proprio quando viene celebrato, a stabilire un immediato quanto impegnativo richiamo reciproco tra liturgia e vita, a sostenere ulteriormente in perfetta coerenza di proposta la missione della Chiesa, intercettando e interpellando tutte le situazioni e condizioni di esperienza e ricerca in cui l’uomo contemporaneo si viene a trovare.
Lo stesso tema, se da una parte rimanda all’originalità e centralità unificante dei momenti celebrativi ricordati dalla memoria del cuore, dall’altra esige di essere testimoniato e vissuto proprio nella quotidianità, nella condizione laicale, nella situazione comune a tutte le persone che camminano sulle strade del mondo.
Quello che si svela nella ricchezza delle celebrazioni della nostra Cattedrale, specialmente quelle che si possono sperimentare solo in Duomo, la chiesa della Cattedra del Vescovo per tutta la diocesi, non può rimanere lì circoscritto e potrà portare frutto maturo solo se e quando la vita del popolo di Dio in ogni luogo diventerà vita di testimoni della stessa speranza generata dalla celebrazione del mistero pasquale.
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