Una sede per il Centro Culturale Islamico è una priorità

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Coordinamento Pace&Solidarietà in seguto all'incontro svolto con l'amministrazione comunale

Riceviamo e pubblichiamo

All’Assessore alla Cultura della Città di Gallarate Avv. Raimondo Fassa

Al Sindaco della Città di Gallarate Dr. Nicola Mucci

Al Vice Sindaco della Città di Gallarate Sig. Paolo Caravati

All’Ass. alla Partec. Democr. della Città di Gallarate Sig. Giorgio Caielli

All’Ass. ai Sevizi Sociali della Città di Gallarate Sig. Giovanni Bongini

Al Decano di Gallarate Mons. Franco Carnevali

A seguito dell’incontro del 31 luglio u.s., per il quale lei ha dato cortese disponibilità – in conseguenza del comunicato del 04.07.2006 sottoscritto dal Coordinamento Pace & Solidarietà di Gallarate e da altre numerose associazioni e gruppi della società civile, avente come oggetto la oramai annosa questione del Centro Culturale islamico di Gallarate – ci preme lasciare documentazione scritta e pubblica della posizione del Coordinamento in ordine al tema di cui trattasi.

La forzosa brevità non consente forse di articolare adeguatamente il pensiero, che cercheremo, comunque, di esplicitare con la medesima franchezza con la quale, reciprocamente, è avvenuto il confronto nell’incontro succitato.

In primo luogo ci aspettavamo un colloquio con lei, in relazione alla dichiarata responsabilità a gestire la questione, conferitale dall’Amministrazione (almeno così era riferito dalla stampa).

L’incontro è avvenuto invece anche alla presenza del Vicesindaco Caravati, dell’Assessore alla sicurezza Caielli (l’argomento non può e non deve essere trattato come un problema di sicurezza) e dell’Assessore Bongini. In ciò nulla di male, ma, per chiarezza, questo fa pensare che lei non abbia i poteri o le deleghe di cui si è detto.

Questo può costituire un problema perché sembrava di capire che l’Amministrazione, uscita dalla prova elettorale indubbiamente rafforzata, avesse la volontà, la forza ed il consenso necessari per risolvere effettivamente e rapidamente l’annosa questione.  E chi meglio di un personaggio esterno, conosciuto e non coinvolto nelle precedenti vicende, come lei, avrebbe potuto gestire con saggezza e realismo il problema?  Purtroppo, così pare non sia, e rincresce constatare che, a quanto si è appreso dal lungo confronto, siamo ancora in una situazione di stallo.

Non riteniamo necessario nè opportuno, per una realtà come la nostra, entrare nel merito delle questioni tecniche e nei singoli dettagli operativi in ordine alle questioni che sono state sollevate, per larga parte note, ma sulle quali non vi è unanimità di lettura e di giudizio.

Ci preme però ribadire alcune questioni di fondo ed i principi che riteniamo irrinunciabili ai quali qualunque Amministrazione di uno Stato democratico deve attenersi.

La prima è il rispetto dei diritti costituzionali: i cittadini di fede islamica (come ogni altro cittadino) hanno il diritto di ritrovarsi nei modi, nel numero e nei luoghi che ritengono più opportuni, a loro insindacabile giudizio, a patto che vengano rispettate le leggi e le norme vigenti.

Abbiamo più volte sostenuto, e lo ridiciamo con assoluta convinzione, che al di là degli aspetti tecnici ad amministrativi la questione è politica e deve essere risolta in primo luogo in sede politica, oppure si abbia il coraggio di dire pubblicamente che i cittadini islamici non avranno mai la possibilità di riunirsi liberamente nel territorio del Comune di Gallarate.

Uno dei nodi dirimenti è la concessione o meno del cambio di destinazione d’uso sul fabbricato di via Varese. Ci si chiede quale sia la difficoltà ad aderire a questa richiesta, considerata la sua immediata fattibilità ed il fatto, non secondario, che tale procedura è stata adottata innumerevoli volte, e senza troppe storie né pubblicità, con le più varie motivazioni, alcune per puro (e legittimo) interesse economico dei proprietari. Ricordiamo che per conferire premio di volumetria ad aree limitrofe al centro storico si è provveduto addirittura a modificare il suo storico sedime, con una forzatura concettuale, oltre che tecnica, non irrilevante.

Si risponde che l’Amministrazione non può agire sotto ricatto. Ma cosa si più pretendere dopo le vicende a tutti note, sebbene non documentate in atti formali, e la sistematica violazione di diritti nei confronti dei cittadini islamici, motivate unicamente da non machiavellici calcoli elettoralistici?

Qualcuno potrebbe osservare che questi calcoli hanno pagato. Non è così, visti i risultati elettorali della Lega, il partito che si è fatto portabandiera della ostilità verso gli stranieri, ed in ogni caso siamo certi che la maggioranza dei cittadini gallaratesi non è contraria all’insediamento in città di un Centro Culturale Islamico e, ad ogni buon conto, l’Amministrazione ha il dovere di tutelare i diritti anche delle minoranze.

Nell’incontro succitato abbiamo detto, e ripetiamo, che il problema di dare una sede al Centro Culturale Islamico deve essere risolto al più presto, non solo per questioni di giustizia e di democrazia, ma anche per questioni di pubblico interesse, che un’Amministrazione avveduta non può non considerare.

La situazione, infatti, può prendere derive incontrollabili a causa della esasperazione degli animi con il rischio che gli attuali portavoce della Comunità Islamica vengano delegittimati in favore di individui o frange più intolleranti e meno disposte al dialogo e alla mediazione.

La vicinanza del Ramadan rende il problema ancor più critico e la soluzione deve essere trovata a partire dalla sincera convinzione di voler giungere ad un compromesso equo. Compromesso difficile che, a causa delle gravi inadempienze della passata Amministrazione e probabilmente anche di incomprensioni spesso inevitabili in casi di questo genere, richiede ora la ripresa di un dialogo con la reciproca determinazione a raggiungere un accordo onorevole.

Crediamo che l’Amministrazione possa e debba fare molto di più per dare una positiva conclusione alla vicenda, oramai, non con merito, anche sulle cronache nazionali e non solo locali.

In caso contrario, oltre che portare la città in una situazione caotica e di tendenziale insicurezza, l’Amministrazione avrà la totale responsabilità di fronte ai cittadini e dell’intera nazione (perché le violazioni costituzionali fanno macchia non solo sulle ristrette comunità locali), di non aver saputo gestire un problema che ha a che vedere con la democrazia e con il riconoscimento di diritti, prima ancora che possa configurarsi – volgiamo sperare non sarà mai così – come emergenza di ordine pubblico.

Confidiamo nella apertura di canali di comunicazione diretti cui, se ritenuto opportuno, potremo dare il nostro contributo.

Ringraziando per l’attenzione, distintamente salutiamo.

Il Coordinamento Pace & Solidarietà di Gallarate

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Pubblicato il 04 Agosto 2006
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