«In Cina l’Italia si è mossa come un grande paese»

Alberto Ribolla, presidente di Univa, è soddisfatto dopo il viaggio in Estremo Oriente. Un funzionario cinese in pianta stabile in via dell'Astronomia a Roma. Alitalia taglia i voli diretti da Malpensa verso Shangai

«Questa missione è stata un grande esempio di come il Paese si debba muovere». Comincia così l’incontro con Alberto Ribolla, presidente dell’Unione Industriali Varesina, al suo primo tête a tête con i giornalisti dopo il suo ritorno dalla Cina. La soddisfazione è evidente, la sensazione di “avere portato a casa", qualcosa è palbabile. Cosa esattamente, ancora non è definibile con precisione: ma la prospettiva è buona. Decisamente buona.
Quello che si è raggiunto, innanzitutto e per la prima volta, è di aver dato l’impressione che «L’Italia si è mossa come un grande paese»: una cosa inedita, visto che «non è successo lo stesso negli anni passati».

Ribolla sviluppa il racconto con un entusiasmo che di solito non tradisce con tanta facilità: l’aria è quella del testimone di una svolta. E quello che ha contato di più nell’entusiasmo nel raccontare la spedizione capitanata da Prodi e Montezemolo, è stato quel vedere in concreto «La sinergia tra istituzioni, imprenditori e associazioni di categoria»: quel famoso “fare sistema” di cui tanto si parla ma troppo spesso non si pratica per davvero.

La missione, un sequel di quella «fortemente voluta» da Confindustria nel 2004, è stata un successo innanzitutto per la partecipazione: «alla prima missione hanno partecipato 300 imprenditori, a questa si sono presentati in 500». Del resto, l’impressione che riporta Ribolla al ritorno del suo viaggio è che «quello che importa loro della nostra esperienza è il modello imprenditoriale che rappresentiamo. Anche loro hanno molte piccole e medie imprese, anche loro sono forti nella meccanica e nel tessile. L’italia, e Varese in particolare, viene vista come un partner utile ed affidabile».

Così, al di là delle opportunità, conoscersi servirà molto per non guardare più i cinesi in cagnesco o per non invocare il dumping a ogni piè sospinto: ma piuttosto per cominciare a ragionare concretamente su cosa si può fare insieme e qual è il business praticabile con dei partner che fanno di tutto per mostrarsi interessatissimi alla nostra realtà. «Interesse che si nota anche dai particolari: siamo stati trattati in maniera principesca, accompagnati passo passo a spese del governo cinese alla scoperta dei loro territori. E alla fine le aziende e le associazioni che hanno partecipato alla missione hanno avuto in totale più di 5000 contatti. Statisticamente, da un viaggio del genere qualcosa di buono deve per forza venire fuori…». Del resto, tra il primo e il secondo viaggio “qualcosa di buono" è già venuto fuori: tra i due paesi, l’interscambio è cresciuto di oltre il 25% e gli investimenti in Cina del 30%.

Ma non tutto è entusiasmo, quello che si porta a casa da questa missione: «Francamente sconcerta, per esempio, la concomitanza tra questa grande e riuscitissima missione e la contemporanea decisione di una azienda a partecipazione statale, l’Alitalia, di tagliare i voli diretti da Malpensa verso Shangai». Ma ancora di più il presidente di Univa è stato sconcertato «dalle delegazioni e dai giganteschi stand realizzati da alcune regioni italiane. Per me, quello è semplicemente uno spreco di denaro pubblico. Quando si muove il Governo italiano è il Governo italiano che dialoga con l’altro stato. Punto. Far capire le differenze tra l’Italia e una delle sue regioni non è così semplice, e il rischio in questi casi è di creare solo confusione».

Il pensiero, per noi lombardi, va allo stand della Regione Lombardia visto sui quotidiani nazionali. «Ma guardi che, pur presenti, erano persino sobrii confronto a quelli del Lazio e dell’Emilia Romagna». Sottolinea Ribolla, tanto per essere chiari. E bipartisan.

Le difficoltà poi, stanno soprattutto nella comunicazione: «Il territorio è complesso, i problemi molteplici: ma la difficoltà maggiore è l’incapacità di comunicare correttamente secondo le regole del business. E quando si dialoga male non si riescono a cogliere le opportunità. Per questo penso che uno dei risultati di Confindustria, quello di ospitare un funzionario fisso della regione di Jiangsu nella sede di Confindustria a Roma, avrà degli effetti importantissimi».

Così magari il "grido di dolore" dei imprenditori italiani, come l’ha definito Ribolla, «che c’era nel 2004 e che ancora ora si sente, potrà convertirsi in una opportunità per tutti più regolamentata e più equa».

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Pubblicato il 21 Settembre 2006
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