Liuc, in Cina a conoscere “un nuovo tempo”

I docenti e gli studenti raccontano la loro esperienza cinese grazie all'iniziativa Summer School

Missione speciale questa estate per gli studenti dell’Università Cattaneo-Liuc: per tre settimane infatti 27 di loro hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con il “Pianeta Cina”. Accompagnati da due docenti e da tutor, alcuni ragazzi delle facoltà di economia aziendale, giurisprudenza e ingegneria gestionale hanno aderito all’iniziativa Summer School, organizzata per la seconda volta dall’ateneo castellanzese. Tra luglio e agosto i 27 studenti – fra loro sia iscritti ai primo anni che alla laurea specialistica – sono quindi stati ospitati alla Fundan University di Shangai. Le relazioni con l’ateneo cinese erano già iniziate nel 1998, quando un loro docente era stato ospitato sei mesi alla Liuc: da due anni invece, i rapporti si sono estesi anche ai docenti e studenti italiani.

«È necessario favorire le relazioni internazionali – spiega Antonio Colombo (nella foto, a sinistra), amministratore delegato dell’Università Cattaneo -. Nel nostro ateneo abbiamo trovato una formula sicuramente originale: creare rapporti e relazioni durature nel tempo non solo con atenei europei, ma anche mondiali. Probabilmente siamo l’università con il maggior numero di studenti che hanno avuto al possibilità di studiare all’estero e la prima che si è aperta all’oriente. Il nostro obiettivo, è quello di offrire ai nostri ragazzi gli strumenti per gestire la globalizzazione». Sulla stessa linea anche il rettore Gianfranco Rebora, che ribadisce l’importanza di «questo modo innovativo di fare didattica, che si basa non solo sullo studio ma soprattutto sulla possibilità di vivere esperienze forti, come quella in Cina».

A raccontare l’esperienza, i due docenti accompagnatori e soprattutto due dei ragazzi che a marzo 2006 hanno deciso di aderire al bando emesso dall’Università. «In queste tre settimane – spiega Alessandro Cortesi, docente straordinario di Analisi di Bilancio dell’università della Liuc – gli studenti hanno seguito prima di tutto delle lezioni di inquadramento sulla lingua e sulla cultura e in un secondo momento siamo invece passati a lezioni maggiormente concentrae su macroeconomia e microeconomia. Sicuramente le esperienze più importanti sono state le visite alle aziende italiane e cinesi, ma anche multinazionali». Punta soprattutto l’attenzione sull’esperienza culturale Catry Ostinelli, docente di Programmazione e controllo della Liuc. «Nei primi giorni di permanenza, i ragazzi hanno seguito un corso di lingua cinese. Conoscere la loro lingua è fondamentale, soprattutto per imparare a negoziare e comprendere le difficoltà che bisogna superare per impiantare un’azienda in Cina».

E infatti non è certo solo il superamento dell’esame previsto, quello che ai due studenti è rimasto dopo l’estate. «Penso che relazionarsi con la Cina – racconta Valerio Vigezzi, al quinto anno di Ingegneria Gestionale – sia ormai un obbligo. Queste tre settimane mi hanno dato la possibilità di farmi una piccola idea del loro modo di operare e di agire: mi ha colpito soprattutto la diversa concezione del tempo che hanno rispetto all’occidente. Noi siamo sempre pressati, loro si prendono più tempo e ottengono risultati importanti».

Dopo varie esperienze di studio e lavoro all’estero, Daniela Stefani, al quinto anno di Economia aziendale, confessa invece «che la Cina mi ha lasciato sensazioni che altri paesi non mi hanno dato. La loro realtà è completamente diversa dalla nostra e questa viaggio mi ha permesso di vivere un salto da una cultura all’altra. Mi ha colpito molto ad esempio l’importanza che danno alla gerarchia, ad esempio quella fra studente e docente e ai network di relazione che una persona deve sapersi costruire per farsi strada in quella società. Sicuramente sono un popolo da prendere ad esempio: riconoscono che la scarsa creatività è un loro deficit, ma si stanno organizzando per risolvere il problema. Naturalmente, nel rispetto i loro tempi».

Per il futuro quindi, internazionalizzazione è la parola d’ordine alla Liuc. «Questo significa – conclude Fiona Hunter, responsabile relazioni internazionali – sia promuovere la mobilità dei nostri studenti all’estero, che l’internazionalizzazione in casa, ovvero corsi ed esami in lingua inglese. Al momento abbiamo ben 86 accordi con atenei esteri, due dei quali con Hong Kong: prima gli studenti erano perplessi davanti all’idea di andare in Asia, ora sono loro a chiederlo».

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Pubblicato il 22 Settembre 2006
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