Un telegramma mai recapitato «Tra 40 giorni le diremo perché»

I disservizi delle poste fanno una vittima eccellente: la Provincia di Varese

Riceviamo e pubblichiamo l’ennesima disavventura di un utente che ha avuto a che fare col sistema delle poste. Un utente particolare, però: la Provincia di Varese e per un servizio che, è bene specificarlo, per fortuna nella maggior parte dei casi funziona ed è efficiente. I nodi vengono al pettine quando ci si scontra con regole di un sistema troppo rigido. Così è doveroso raccontare quello che non va, come avvenuto tante volte nella nostra provincia per postini "volanti" (assunti cioè a termine e messi in sostituzione in zone a loro sconosciute), o ancora quando l’utente si scontra con situazioni e tempi grotteschi, come spiegato nella lettera di Stefano Barazzetta. Come accennato questa volta lasciamo spazio ad una disavventura capitata ad alcuni dipendenti di Villa Recalcati, raccontata tramite una nota dell’ufficio stampa dell’ente di piazza Libertà.

La notizia giunge il mattino all’improvviso. E’ scomparsa la nonna di una collega d’ufficio. Alla presidenza del Consiglio provinciale, il primo impulso è quello di sollevare il ricevitore del telefono e inviare alla giovane collega un telegramma di condoglianze.
Detto fatto. Giovedì scorso, ottenuta anche l’adesione del capo-ufficio il telegramma viene dettato alle 10,05 all’Ufficio postale Varese 2. Poche parole per esprimere in quel tragico momento la vicinanza degli amici e di chi giorno dopo giorno le lavora accanto.
Martedì 19, oggi. La collega ringrazia, dal proprio cellulare, chi le è stato vicino. Ma come – si chiedono le impiegate dello stesso ufficio – neppure una parola per noi…
«Ma hai ricevuto il nostro messaggio di condoglianze?» chiedono.
«Un telegramma. Ne ho ricevuti molti, ma non il vostro»
Verifica alle Poste. E qui inizia la parodia dell’assurdo. L’Ufficio di Varese 2 dirotta sull’Ufficio delle Poste centrali di Varese. Che se la vedano loro.
Poste Centrali. Un telegramma mai recapitato? chiedono. Bene, venga da noi, compili un modulo di reclamo. La sua segnalazione – spiega un’impiegata neppure troppo gentile al telefono – verrà inoltrata alla direzione centrale delle Poste, a Roma. Là avranno 40 giorni di tempo per spiegarvi che cosa è successo.
Negli uffici della Presidenza del Consiglio provinciale si resta a bocca aperta di fronte alla massiccia dose di ridicolo previsto dalla procedura.
E se quel telegramma, anziché contenere un messaggio di condoglianze – che si possono trasmettere anche con una telefonata o una parola di sostegno – avesse avuto contenuti diversi?
Nel generale silenzio – non una scusa per il disservizio, un “mi dispiace” che avrebbe reso tutto più semplice  – adesso la parola passa a Roma. Che avrà 40 giorni per ricostruire la fine del telegramma, dettato e mai recapitato. Misteri del Belpaese che si perde in un bicchiere d’acqua. Anzi, in dieci parole di conforto.

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Pubblicato il 19 Settembre 2006
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