All’istituto Bertacchi si incontra la scuola d’Europa
In visita alle scuole tredici insegnanti provenienti da diversi paesi. Si tratta di un progetto che mira a recuperare e confrontare il recente passato di ogni comunità
Alla primaria si chiama "Comenius". Alle superiori c’è il "Socrates". All’università si parla di "Erasmus": Sono i progetti per l’internazionalizzazione della scuola: occasioni di incontro e confronto con chi vive la scuola in altri paesi europei.
Questi momenti stanno diventando sempre più importanti e qualificati. L’obiettivo è quello di preparare le future generazioni a ragionare in termini globali, a superare confini e barriere fisiche e, soprattutto, culturali.
Con questo spirito arrivano in visita all’Istituto Comprensivo Bertacchi di Busto Arsizio tredici insegnanti di scuole primarie provenienti da Malta, dalla Polonia, dalla Svezia e dalla Turchia per il "Comenius meeting".
Le classi 3^ A/B/C e le 5^ B/C della scuola primaria “Bertacchi” assieme alle 3^ A/B della scuola Pieve di Cadore stanno infatti lavorando, per la seconda annualità, nell’ambito di un Progetto sponsorizzato dall’Unione Europea che appartiene al grande “contenitore” del programma Socrates: si tratta del gruppo delle attività “Comenius” (dal nome latinizzato del noto pedagogo moravo Jan Amos Komensky vissuto nel 1600 e conosciuto come il “maestro delle Nazioni”).
A livello di scuola primaria tali attività non prevedono lo scambio tra alunni, ma solo tra insegnanti. Attraverso incontri periodici viene favorita la reciproca conoscenza tra i diversi sistemi educativi europei, con iniziative di scambio e di lavoro didattico da proporre agli alunni delle scuole in cui i docenti operano, il tutto nell’ottica della crescita di uno spirito europeo che coinvolga sempre più le nuove generazioni.
Circa 110 bambini e una quindicina di docenti dell’Istituto Bertacchi iniziano la seconda annualità di lavoro seguendo un percorso che hanno chiamato “AMBAXXATURI” (“ambasciatori” in lingua maltese”) della durata di tre anni.
I bambini si sono trasformati in “ambasciatori” del loro Paese per scoprire e poi condividere con i partners del progetto come si viveva nel passato, partendo dal periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Settanta: hanno così lavorato come piccoli storici, reperendo testimonianze, oggetti, informazioni riguardanti la scuola, i giochi, l’abbigliamento e i cibi di una volta… Il tutto ha richiesto attività di ricerca, anche con uscite sul territorio e interviste ai protagonisti del passato: i nonni.
Entusiasmante è stato proprio il coinvolgimento dei nonni che sono ritornati sui banchi di scuola, si sono lasciati intervistare, hanno portato la loro testimonianza, hanno mostrato gli oggetti legati alla loro gioventù.
Importante è stata anche la ricaduta didattica di questo lavoro che ha permesso ai docenti di costruire un percorso educativo originale, dove le conoscenze non sono state solo “trasmesse” ma sono state costruite insieme, passo passo.
Un altro risvolto positivo riguarda l’utilizzo veicolare della lingua inglese: la necessità di comunicare con i partners rende vivo e necessario l’apprendimento di una seconda lingua.
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