«Errori in medicina: non esistono stime ufficiali”
Il presidente dell'Ordine dei medici Piermaria Morresi fa parte della Commissione ministeriale che si sta occupando della questione
«Non esistono numeri ufficiali che descrivano la situazione italiana. Sono sempre e tutti calcoli "stimati", cioè ricavati da statistiche rilevate in altri paesi ed adattate percentualmente all’Italia».
Il dottor Piermaria Morresi, presidente dell’Ordine dei Medici e dei Chirurghi della Provincia di Varese, è perplesso davanti ai numeri presentati dall’Associazione Italiana Oncologia Medica nel corso di un convegno a Milano: «Non c’è dubbio che ci sono errori in medicina, d’altra parte non stiamo parlando di una scienza esatta, ma di un’arte in cui si applicano metodi scientifici. Il rischio dello sbaglio c’è. L’importante è saperlo cogliere per non commetterlo mai più».
Come dire, qualcuno deve "immolarsi" per il bene della collettività…
«Non si può prevedere tutto e sempre nel sistema. Ma si devono mettere in rilievo gli enormi sforzi che ultimamente si stanno facendo per migliorare il modello perfettibile. La Regione Lombardia, per esempio, ha imposto a tutta l’organizzazione sanitaria delle regole di qualità quanto più possibili vicino a quelle che si trovano nell’industria. Ecco che si è dapprima introdotto il sistema delle "certificazioni Iso " poi la "joint commission", per avere l’eccellenza, e ora sta introducendo in ogni azienda la figura del "risk manager" che si occupa proprio della macchina organizzativa».
E lei, dottor Morresi, è proprio il risk manager dell’azienda ospedaliera varesina. Ma non solo
«Sono stato nominato nella commissione istituita dal Ministero della Salute per cercare di ottenere una fotografia esatta della situazione in Italia. Dicevo prima che mancano dati precisi: ebbene, dallo scorso anno stiamo raccogliendo tutta la documentazione necessaria per avere l’esatta dimensione degli errori e degli eventi avversi , quegli accadimenti che non implicano nessuna responsabilità personale, ma un insieme di concause a volte fatali. Solo quando avremo finito questa rilevazione potremmo lanciare accuse al sistema o tesserne le lodi»
Quindi dobbiamo tranquillizzarci…
«Sicuramente, non si deve mettere indubbio la professionalità di chi opera nella sanità. Oggi ci si deve rendere conto che il medico tuttologo non esiste più. C’è un consulente che è a conoscenza della medicina e che incontra e si confronta con il paziente, perfettamente consapevole delle ragioni del proprio malessere. Dallo scambio di idee nasce la diagnosi e la terapia, condivisa».
Ma se poi si sbaglia a dare la medicina…
«Anche in questi casi, l’esperienza negativa porta a migliorare l’efficienza e l’organizzazione del servizio. Oggi, per esempio, è impensabile confondere cloruro di sodio e cloruro di potassio, proprio perchè in passato c’è stato uno scambio fatale di flaconi identici , che differivano solo nella scritta minuscola. C’è molta più attenzione sulla qualità, sulle procedure, sulla standardizzazione degli interventi. Ma, se interrompiano il dialogo "medico paziente" con messaggi terroristici come quello che campeggia su tutti i giornali, allora abbiamo fatto un danno ancora peggiore. Il rischio va gestito all’origine, cercando le cause e migliorando il sistema, non minando la credibilità del sistema stesso».
Quindi si va verso un sistema perfetto…
«Non può esserci in sanità un sistema perfetto. La stessa evoluzione tecnologica apre nuove frontiere, facendo sorgere nel contempo nuove fonti di rischio. Non possiamo pensare che la medicina salvi sempre e tutti. Non possiamo credere nel "successo scontato". I miracoli non fanno parte della sanità».
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