All’Europa piacciono le quote rosa
I parlamenti del vecchio continente sono tra quelli con meno donne: l'UE lancia l'allarme
In Europa le donne che fanno politica sono troppo poche, mentre una loro presenza paritaria sarebbe una condizione necessaria per la democrazia. In questi termini si è espresso il Parlamento Europeo, approvando con 377 voti favorevoli, 77 contrari e 31 astensioni la relazione di Ana Gomes.
In realtà questo provvedimento non impone delle quote rosa in parlamento (presenti nel proposta originaria), ma esplicita l’invito nei confronti degli Stati membri di attuare misure intese alla conciliazione della vita sociale, familiare e professionale, creando e promuovendo un ambiente favorevole per la piena partecipazione delle donne in politica. In questo senso vengono viste positivamente anche le “discriminazioni positive”, cioè quei provvedimenti che avvantaggiano la partecipazione delle donne in politica, con lo scopo teorico di compensare le discriminazioni sociali.
Le eurodeputate sono 223 su un totale di 732, il che corrisponde a una media del 30%. Su 78 eurodeputati italiani, 14 sono donne (18%). Ma al di là del parlamento comunitario, gli stessi parlamenti nazionali sembrano essere tutti poco rosa…
Sono i paesi scandinavi ad avere il più elevato numero di donne parlamentari (40%), seguiti dalle Americhe (19,6%) e dall´Europa (paesi Osce, esclusi i paesi scandinavi), con una media del 16,9%, leggermente superiore all´Africa subsahariana (16,4%), all´Asia (16,3%), al Pacifico (12%) e agli Stati arabi (8,3%). Anche in Italia, come è ormai noto, la presenza femminile in Parlamento è in netta minoranza (45 su 287 in Senato e 108 su 522 nella Camera dei Deputati), anche se aumentata rispetto alle legislature precedenti. Secondo l’Unione questa discriminazione dipende dalla mancanza di politiche che aiutino le donne a far convivere l’aspirazione all’impegno politico con quella di costruzione di una famiglia, la cui gestione rimane spesso principalmente a suo carico.
Infine il Parlamento si è rivolto direttamente ai partiti, invitandoli a creare liste paritarie, nelle quali la presenza di donne e uomini sia ugualmente folta. Solo questo presupposto, infatti, potrà realmente rendere più rosa la classe politica di ogni paese del Vecchio Continente.
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